SALIS E PRIMARIE: COME FAR VINCERE ANCORA MELONI E LA DESTRA

Punture di spillo 2026

Appena tre settimane fa gli italiani hanno assestato un “uppercut” a Giorgia Meloni mandandola al tappeto con tutta la Destra. Una ventina di giorni di silenzio per “liberarsi” subito di alcuni “pesi morti”, una gitarella nei Paesi del Golfo elemosinando petrolio con il cappello in mano, un brutto selfie da un’auto di rappresentanza con gli uccellini sullo sfondo, ed ecco la Premier ricomparire piuttosto ammaccata nelle aule parlamentari. E gli avversari politici, vincitori con la società civile del round? Della serie “come farsi del male”, tutti a discettare su chi dovrebbe sostituire la Premier a Palazzo Chigi, con Primarie o senza, il “premio di consolazione” per l’escluso, quali i ministeri più appetibili e… amenità del genere. Di un programma che rimetta in sesto il Paese dopo anni di fake news nemmeno l’ombra. E non hanno ancora vinto! Ed è difficile, con questo spettacolo indecente che stanno offrendo al Paese, che riescano a mandare a casa la ragazzotta della Garbatella. Uno scivolone – pur essendo maggioranza numerica – che hanno già fatto nel 2022, “regalandosi” una legislatura all’opposizione con l’aiuto di un manipolo di “guastatori” che, forti di una maggioranza bulgara alla Camera e al Senato, hanno cercato di demolire la Costituzione. Non ci sono riusciti, ma non per merito delle Opposizioni, che – in minoranza – se la sono vista fare a pezzi nelle aule parlamentari, ma per l’insperato aiuto venuto dalla Società civile che dopo anni, armata di una matita ben appuntita, ha rinunciato ad una gita al mare per andare a salvare la nostra Carta.

Ebbene, sembra che questi “Cervelloni” – che per due volte hanno fatto cadere Romano Prodi – abbiano già dimenticato la lezione e non capiscano che – oggi – prioritaria è la ricetta sulle cose da fare, quando e se si vinceranno le elezioni del prossimo anno. Gli Italiani chiedono più soldi per la sanità, una scuola che torni ad insegnare, più giudici per una giustizia che sentenzi “definitivamente” in cinque/sei anni, città grandi e piccole più sicure, meno caporalato e salario minimo, lavoro dignitoso per i nostri giovani costretti ad andare all’estero.

Di questo e d’altro, PD e alleati dovrebbero parlare. Non di chi dovrebbe prendere il posto della Ducetta. Per Giuseppe Conte non c’è due senza tre e muore dalla voglia di tornare a Palazzo Chigi. Non è il massimo ma lo si accontenti se serve a sfrattarla. Alternative all’orizzonte non se ne vedono, anche perché – vecchia storia – il Partito di maggioranza è diviso e nel segreto dell’urna la Segretaria, candidata naturale e pur brava, rischierebbe di essere impallinata.

Silvia Salis – che molti vedevano come l’anti Meloni – si è tagliata fuori da sola ma oggi viene riproposta, pur di fottere il presidente dei Cinque Stelle, da quel gianburrasca di Matteo Renzi che non perde il vizio di farsi – e farci – del male. Bene- Sembra ora che la sindaca di Genova, dichiaratamente contraria alle Primarie perché divisive, sia disponibile al “sacrificio” se tutta la Coalizione glielo chiedesse. E questa processione come dovrebbe avvenire? Su di un FlixBus Roma-Genova dove i segretari del cosiddetto Campo Largo comincerebbero a litigare già a bordo del pullman su chi dovrebbe pagare il biglietto? Non lo sappiamo e lei non ce l’ha detto.

PdA

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