L’INCAPACITA’ DI DIALOGARE DEI POTENTI

Beaumont sur Mer –

I filosofi e i pensatori dell’antichità, pur accettando spesso la realtà della guerra, diedero inizio alla tradizione intellettuale di considerare la pace non semplicemente come una tregua temporanea, ma come un potenziale stato stabile fondato sulla giustizia, sulla legge e su valori morali condivisi.Sebbene il termine specifico “pace perpetua” sia notoriamente associato a Immanuel Kant nel 1795, i fondamenti concettuali di un ordine internazionale duraturo e armonioso affondano le loro radici nel pensiero classico precedente.Nel mondo greco si sono manifestate precocemente riflessioni sulla necessità di costruire solide basi per la pace, che in seguito si sono sviluppate in programmi più ampi per la stabilità internazionale.

Dopo le Crociate, pensatori come Erasmo da Rotterdam nel XVI secolo auspicarono la fine di tutte le guerre, eccetto quelle difensive, e la promozione dell’arbitrato obbligatorio tra gli stati, combinando l’umanesimo razionale con i concetti cristiani di libertà.Niccolò Machiavelli, pur essendo un realista, osservò che i governanti potevano accrescere la sicurezza delle loro società emanando internamente buone leggi, che contribuivano a creare un ambiente più stabile per le relazioni tra le comunità. In sostanza, i filosofi antichi e premoderni concepivano la pace perpetua come un obiettivo a lungo termine raggiungibile attraverso lo stato di diritto. Nella Pace perpetua Immanuel Kant aveva individuato le condizioni necessarie per costituire quella “società civile che faccia valere universalmente il diritto”. E’ fondamentale che gli Stati siano governate da una repubblica affinché sia il popolo a decidere se fare la guerra o meno. Questa situazione è favorita dalla guerra stessa: nel momento in cui diventa più frequente, coinvolge più uomini, assume un carattere più pervasivo per tutta la società, e porta lo Stato verso l’autodistruzione, “allora ciò che avrebbe dovuto fare ma non ha fatto la buona volontà non può non attuarlo infine l’impotenza: e cioè che ogni Stato venga organizzato al suo interno in modo che il voto decisivo se la guerra debba essere fatta o no non lo abbia il capo dello Stato… ma bensì il popolo che ne fa le spese”.

Ed ogni Stato che avrà subito questa evoluzione “potrà fondatamente sperare che altri, organizzati allo stesso modo”.Se tutti gli Stati fossero repubbliche, ma mancasse un sistema cosmopolitico, cioè un modello filosofico e giuridico promotore dell’idea di una cittadinanza globale, dove gli individui sono considerati membri di una comunità mondiale unita da leggi universali, andando oltre i confini nazionali. In tale situazione, la guerra continuerebbe ad essere una minaccia e verrebbero meno la libertà e il diritto che le repubbliche stesse dovrebbero garantire. Per questo la costituzione civile perfetta sarebbe quella cosmopolitica, in grado di garantire pienamente e universalmente il diritto agli esseri umani.

La pace perpetua kantiana in un quadro marxista viene concepita come una società comunista, senza stato e senza classi, in cui le cause profonde del conflitto – la competizione capitalistica e la lotta di classe – vengono eliminate. A differenza della “pace perpetua” liberale basata sul diritto internazionale, la pace marxista richiede la ristrutturazione delle relazioni economiche globali, la priorità data con il superamento del sistema capitalistico attuale .

Durante i miei anni universitari nordamericani, attraverso gli scritti di Louis Althusser, Herbert Marcuse e E P Thompson, mi sono imbattuto negli scritti di un quasi sconosciuto di nome Lucien Goldman. Nato nel 1913, figlio di un rabbino rumeno, Goldmann studiò filosofia ed economia a Vienna, Leopoli e Parigi. Morì nel 1970.La soluzione di Goldmann a questo problema consiste nell’affermare che, pur esistendo un unico vero sistema filosofico, la nostra capacità di avvicinarci ad esso dipenderà dalle condizioni sociali in cui vive un filosofo. Di conseguenza, il segno distintivo di un grande pensatore non sarà quello di isolarsi dalla società, bensì di allinearsi con la classe più progressista del proprio tempo, al fine di contribuire a promuovere la possibilità di una pace duratura.

Gigino Adriano Pellegrini

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