MELONI PER ORA RINUNCIA AI PORTAVOCE E “RESUSCITA” FINI

Le elezioni politiche si stanno avvicinando ed un pensierino anche al Colle è entrato nel mirino di Giorgia Meloni che comincia a “sognare” Per la serie “lo chiede il Popolo”, la Premier ci sta pensando e si sta attrezzando per tempo. Del resto le ambizioni della statistella “de’ noantri” non hanno limiti e sono di vecchia data, prima ancora di aver lasciato la Garbatella per i quartieri “in” della Capitale. Come dimenticare che già nel 2019 non ebbe remore a dire di “sognare” la guida del Governo quando il suo partito era al 3% e in tre anni ci è arrivata? L’obiettivo non è facile, come non lo era Palazzo Chigi, ma Giorgia ha deciso di pianificare l’impresa, e non da oggi.

E’ nota la sua avversione per i giornalisti che non incontra dai tempi del disastro di Cutro e dalla conferenza stampa dello scorso gennaio. Così come tutti sanno della volontà di disertare le trasmissioni Tv condotte da giornalisti “non amici” come Gruber e Formigli.

Ma, se l’obiettivo è il Colle, deve aver pensato, qualcuno che porti avanti le sue tesi – sia pure per interposta persona e senza dirlo ufficialmente – andava trovato. Ed ecco che improvvisamente e con grande stupore gli spettatori de La7 da un annetto vedono Italo Bocchino, tirato a nuovo ma sempre provocatore, interloquire con gli altri ospiti e polemizzare con Lilli Gruber o con Corrado Formigli.

E’ chiaro che probabilmente c’è stato lo “zampino” di Umberto Cairo, proprietario dell’emittente televisiva oltre che del Corriere della Sera, dove tra un po’ vedremo Polito o Cazzullo cimentarsi con qualche “grosso” calibro dell’area politica di Giorgia.

Ma le Politiche si avvicinano, e anche i due anni per candidarsi al Quirinale, e Bocchino è troppo “poca cosa”. Anche perché alla gente risulta antipatico e presuntuoso. Per cui le sorti di Giorgia non possono essere affidate solo a lui, buon gregario ma sempre gregario! Ed ecco che, dopo anni di ibernazione, prima sulla trasmissione della Gruber e pochi giorni dopo sempre su La7 con Massimo Gramellini, ospiti di rilievo sono due ex Presidenti della Camera: Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini, per anni “padrone” di Bocchino. L’occasione “ufficiale” è stata la trasmissione “In altre parole”.

Una elucubrazione giornalistica? Forse, ma il “ripescaggio”, da parte di Giorgia Meloni, di un personaggio autorevole, con un’importante vita politica alle spalle, in grado di parlare bene e di sapere tenere testa con argomentazioni forti ai rilievi di altri interlocutori, non va trascurato. Soprattutto uno che, al contrario della Meloni, ha fatto i conti con il passato ed ha detto che “il fascismo è il male assoluto”. Anche se, proprio nel 2019 – l’anno del “sogno” di guidare il Governo – Meloni respinse con sdegno qualsiasi accostamento con Fini. “Voglio chiarire – disse – che non potrà mai esserci nulla tra di noi”. Ma la Premier in questi tre anni ci ha abituati a dire tutto e il contrario di tutto. E lo stesso Fini le ha dato atto di aver “costruito un piccolo capolavoro”. Diventerà allora il suo portavoce? Escludiamolo nel modo più assoluto ma è destinato ad avere un ruolo “nascosto” di consigliere. Alla Gianni Letta, per intenderci. Con buona pace di Mantovano e del fascistone Fazzolari. I prossimi mesi ci daranno torto o ragione! Vediamo se il premierato subirà un’accelerazione o se resterà su di un binario morto. Sarà la cartina di tornasole delle reali volontà della Premier che non avrebbe alcun interesse a privarsi di poteri che la Costituzione oggi assegna al Capo dello Stato. Il Colle val bene la rinuncia alla “madre di tutte le riforme”.

PdA

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