Punture di spillo
Un vecchio proverbio dice che “chi dorme non prende pesci”. Ed è quello che rischiano le Opposizioni che – finora a parole – vogliono battere Giorgia Meloni, andare al governo e cambiare il Paese. Con questo obiettivo gli italiani si sarebbero attesi che le Sinistre, “in sonno” da quattro anni, si fossero nel frattempo “saldate” con la società civile agitando, sia pure pacificamente, la piazza per decretare la fine del governo.
Le premesse c’erano tutte: La “musata” della Premier nella lotta contro i giudici, la difficoltà per molti di arrivare alla fine del mese, la Sanità con la scarsità di medici e infermieri e interminabili liste di attesa, l’economia ferma e i giovani sempre più numerosi in cerca di lavoro all’estero. E invece niente, nemmeno lo straccio di un programma alternativo alle misure securitate di una Destra sempre più destra. Ma solo mesi di stucchevoli discussioni tra Schlein e Conte sul più titolato a guidare il futuro governo all’insegna di Primarie si, Primarie no. E siamo a novembre, quando il cosiddetto Campo Largo sembra si sia finalmente svegliato dal lungo letargo fissando una road map in 3 punti: programma entro novembre, manifestazione di massa per dicembre e Primarie a febbraio. In questi “tempi lunghi” risiede la speranza che nel frattempo la Consulta bocci l’indicazione del candidato-premier, oltre ad altri aspetti della riforma elettorale “cucita” addosso alle esigenze di una Meloni – sempre più conscia delle difficoltà del suo schieramento – e che si torni a votare ognuno per il proprio partito. Anche per… contarsi.
Sarà così? Non è detto. Il rischio, di fronte all’inesistenza delle Opposizioni, è che la Premier non solo rivinca le elezioni ma che si prenda… tutto il cocuzzaro: Non solo Palazzo Chigi ma i diversi organi di controllo, compresi Corte Costituzionale e Quirinale.Ed ecco che il Premierato, uscito dalla porta, rientrerebbe surrettiziamente attraverso una legge elettorale approvata dalla sola maggioranza e con un voto di fiducia che la dice lunga sulla compattezza della Coalizione e sulla lealtà degli alleati tanto sbandierata dalla “Capa”. Questi scienziati della Sinistra non hanno infatti capito che la situazione è più seria di quando nel 2022 si presentarono divisi. Oggi c’è in palio un premio di maggioranza – sempre che la Corte Costituzionale non lo bocci – che permette a chi vince le elezioni di essere il Dominus della nuova Legislatura e di nominare nel 2029 il successore di Sergio Mattarella. Che poi è l’obiettivo “vero” di Giorgia e Famiglia.
Ma questi Soloni di sinistra, con l’aiuto di giornalisti puri e duri come Andrea Scanzi, e non è il solo, sembra non lo abbiano capito. Ed allora fanno le pulci a chi vorrebbe entrare nel Campo Largo. In particolare, con la regia della fallimentare “linea Bettini” osteggiano l’ingresso di Matteo Renzi, inviso a Conte per aver orchestrato la caduta del suo governo. Certo, ogni stagione politica ha le sue pene e i leaderche si merita. Se alla nascita della Repubblica ci fossero stati i Conte, i Bonelli o i Fratoianni, non sarebbe nato nessun CLN e nessuna Costituente. Per fortuna la “statura dei De Gasperi, dei Moro, dei Nenni, dei Saragat, dei Togliatti, dei Calamandrei, di Benedetto Croce, di Nilde Iotti o di Lina Merlin, è stata di spessore ben diverso dai lilipuziani di questa stagione. Nei loro confronti, un Bettini o uno Scanzi non avrebbero potuto fare neppure i “portacarte”
PdeA