Punture di spillo

Legge elettorale: con il “melonellum” Lei… come Lui!

Lui, riducendola ad un ad un’aula “grigia e sorda”, svuotò progressivamente il ruolo del Parlamento per un ventennio, di fatto fino a chiuderlo. Lei, già in questi primi quattro anni, lo ha imitato esautorandolo con provvedimenti votati a colpi di fiducia in una sola Camera e approvati senza modifiche nell’altra, finendo per “militarizzarla” con ricatti e “vedette” sparse nell’emiciclo di Montecitorio a controllare il voto dei propri parlamentari nella votazione finale del “Melonellum”, la legge elettorale che di fatto introduce il premierato, la “madre di tutte le riforme”. Può sembrare una provocazione ma non lo è.

A definirla così è stata proprio la stessa sorella della Premier, Arianna – in un’intervista al Corriere della Sera – per la quale siamo entrati ormai nella terza Repubblica e Giorgia ne è “il primo Presidente del Consiglio”. Più chiaro di così…. Addirittura la stessa Meloni si è lasciata sfuggire che “ora gli italiani potranno scegliere tutto”, anche il Presidente del Consiglio e limitandone così quel potere di nomina sancito dalla Costituzione. Anche se ipocritamente la legge scrive: “fatte salve le prerogative del Presidente della Repubblica”. E’ da vedere un Capo dello Stato che, nella nomina, contraddice il voto popolare. Ma è quello che si proponeva il premierato e che ufficializza il “Melonellum”.!

E siamo arrivati alla quarta legge elettorale in venti anni: Dal Porcellum del 2005 all’Italicum del 2015, mai applicato, al Rosatellum del 2017 ed ora al Melonellum, imposto dalla Premier per paura di perdere. Anno I dell’era meloniana! Durerà venti anni? E’ probabile, considerata l’età ancora giovanile della Presidente del Consiglio e l’inconsistenza delle opposizioni ed i “cloni” dei leader di un tempo che fu.Certo, la legge non è stata ancora promulgata e bisognerà vedere cosa farà Mattarella che – ricordiamolo – non va tirato per la giacca e non può essere considerato una specie di Corte Costituzionale anticipata.

Anche perché il testo finale è frutto di una serie di interlocuzioni proprio con Palazzo Chigi.Ma soprattutto occorrerà attendere le decisioni della stessa Consulta che, per non essere coinvolta nella campagna elettorale, potrebbe essere tentata di tardare l’esame della legge o limitarsi a cassarne solo alcuni aspetti.Molto dipenderà dalla data del voto. La legislatura terminerà a settembre ma c’è anche chi pensa ad un election day in primavera per accorpare le politiche con le elezioni in alcune grandi città come Roma e Milano.

E Meloni, pur di votare prima della sentenza della Corte Costituzionale, sposerebbe questa ipotesi.Una cosa è sicura: La Destra, pur a corto di buoni risultati, è pronta e unita dietro a Giorgia Meloni. Gli avversari, quelli che dicono di volerla mandare a casa, sono frastagliati e litigiosi, senza un programma unitario e privi di un Capo.Le discussioni di questi giorni soprattutto tra Schlein e Conte, non lasciano presagire niente di buono. E la narrazione buonista di Giorgia Meloni potrebbe continuare anche nella prossima legislatura.

PdeA

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