OSPITE INDESIDERATO

Beaumont sur Mer –

“Animum debes mutare, non caelum.” Secondogenito di una famiglia benestante, il filosofo Seneca ricevette un’educazione secondo la filosofia dei Sesti, fortemente influenzata dallo stoicismo, i cui seguaci credevano che la virtù si fondasse sulla conoscenza e che gli alti e bassi della vita quotidiana dovessero essere accettati con serenità.

Da giovane, Seneca si ammalò gravemente e si recò in Egitto per guarire. Tornò a Roma nel 31 d.C. e iniziò la sua carriera politica. Ben presto Seneca entrò in conflitto con l’imperatore Caligola, che lo lasciò vivere solo perché gli era stato detto che, date le condizioni di salute di Seneca, probabilmente sarebbe morto presto comunque.Quando Claudio salì al trono, le cose peggiorarono ulteriormente. Accusato di adulterio con la nipote dell’imperatore, Giulia Livilla, Seneca fu esiliato in Corsica nel 41 d.C. Era già famoso come scrittore e pensatore. Continuò la sua opera in esilio, dedicandosi alla filosofia e al teatro. Seguendo la classica linea stoica, scrisse che “l’esilio di un uomo non è che una goccia nell’oceano dei tumulti umani”. Per mantenere il potere e guidare lo stato, Seneca fu costretto a compromettere la sua integrità, arrivando persino a redigere le scuse/giustificazioni ufficiali al Senato dopo che Nerone fece assassinare sua madre, Agrippina.Seneca scrisse ampiamente sulla libertà mentale, sul distacco emotivo dai beni materiali e sul vivere in modo semplice.

Ciononostante, divenne uno degli uomini più ricchi dell’Impero Romano grazie a prestiti, investimenti immobiliari e al favore imperiale.Nel corso della storia, i critici lo hanno accusato di ipocrisia, chiedendosi come un filosofo che predicava l’indifferenza verso le ricchezze potesse accumulare una fortuna così ingente. I suoi difensori sostengono che lo stoicismo ammette il possesso di ricchezze a patto di rimanere psicologicamente distaccati da esse. L’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, cercherebbe senza riuscirci di capirlo. Sono certo che Seneca applicherebbe i principi cardine dello stoicismo per analizzare quello che molti osservatori definiscono l’approccio autoritario e polarizzante di Donald Trump.

Il filosofo romano si concentrerebbe in particolare sulla gestione delle passioni, sui pericoli del potere assoluto e sui doveri del leader verso la comunità. Avendo vissuto in prima persona l’esperienza di consigliere imperiale sotto Nerone, Seneca possedeva una profonda familiarità con le derive autocratiche e lo studio dei comportamenti legati al potere illimitato.Da un certo punto di vista, la ricerca ossessiva del potere, del consenso di massa e della ricchezza materiale appartiene alla categoria degli “indifferenti” dell’uomo.

Seneca osserverebbe attentamente il tentativo di Trump nel voler piegare la realtà e le regole democratiche alla propria volontà e lo definirebbe un esercizio futile, poiché l’individuo è veramente libero e potente solo quando governa la propria mente, non quando cerca di controllare un intero paese o l’esito dei processi istituzionali.

Seneca aveva individuato, nella perdita di dominio sulle passioni, la radice di quella deformazione dell’anima che conduce l’individuo a scambiare il potere con la licenza e l’autorità con l’arbitrio. Nei grandi romanzi di Fëdor Dostoevskij, la superbia narcisistica diviene una vertigine spirituale, un tentativo disperato di riempire il vuoto dell’io attraverso la costruzione mitologica della propria grandezza.

“Le grandi fortune del genere umano sono dentro di noi, ed a portata di mano; ma noi chiudiamo gli occhi, e, come persone nel buio, cadiamo inciampando sulla cosa stessa che stiamo cercando, senza trovarla.” Seneca

Gigino Adriano Pellegrini

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