Fermo pesca nel tratto dell’Adriatico compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari, con la sospensione delle attività per le imbarcazioni autorizzate a utilizzare reti a strascico a divergenti, sfogliare rapidi e reti gemelle a divergenti. Lo comunica Coldiretti Pesca Puglia.Lo stop resterà in vigore fino al 29 settembre e interesserà anche una parte significativa della flotta pugliese.
Il calendario previsto per il 2026 stabilisce inoltre che, dal 1° al 30 ottobre, il fermo riguarderà i compartimenti pugliesi di Brindisi, San Cataldo e Otranto, insieme agli altri territori indicati dal provvedimento nazionale.Per Coldiretti Pesca Puglia, la sospensione dell’attività deve avere come obiettivo la tutela delle risorse marine, senza però compromettere ulteriormente la tenuta economica del settore.“Il fermo pesca deve servire realmente a tutelare le risorse marine, ma non può essere considerato una semplice interruzione dell’attività delle imprese”, afferma Davide Di Pinto, responsabile di Coldiretti Pesca Puglia.Secondo l’organizzazione, la flotta pugliese rappresenta una delle realtà più importanti della pesca italiana e costituisce un patrimonio sotto il profilo economico, produttivo e occupazionale.
“Servono regole che tengano insieme sostenibilità ambientale e sostenibilità economica, perché senza imprese non c’è futuro nemmeno per il mare e per le comunità costiere”, sottolinea Di Pinto.
In Puglia, stando ai dati riportati da Coldiretti Pesca, il comparto della pesca e dell’acquacoltura vale circa 225 milioni di euro. La regione conta oltre 2.000 imbarcazioni e circa 1.300 imprese attive nei 2 settori.Le marinerie sono presenti lungo tutta la costa pugliese, da Manfredonia e Molfetta fino al Sud Barese e al Salento.
La produzione comprende, tra le altre specie, gamberi, scampi, merluzzi e molluschi, mentre l’acquacoltura riguarda anche spigole, orate e ombrine.Il fermo, evidenzia Coldiretti, arriva però in una fase già complessa per gli operatori, chiamati a fronteggiare l’aumento dei costi energetici, gli effetti dei cambiamenti climatici sulla presenza delle specie e la crescente concorrenza del prodotto proveniente dall’estero.
“In Puglia quasi 8 pesci su 10 che arrivano sulle tavole sono stranieri”, afferma Di Pinto, secondo il quale la sospensione delle attività della flotta locale, senza interventi sulla dipendenza dalle importazioni, rischia di ampliare ulteriormente gli spazi di mercato per il prodotto estero.Durante il periodo di fermo il pesce italiano continuerà comunque a essere disponibile, grazie alle attività escluse dallo stop.
Tra queste figurano la piccola pesca, le draghe idrauliche, l’acquacoltura e le flotte operative nelle zone non interessate dal provvedimento.Coldiretti Pesca Puglia invita quindi i consumatori a controllare con attenzione la provenienza del prodotto acquistato. Per il pesce fresco l’origine viene indicata attraverso la zona di cattura, mentre per quello proveniente dall’acquacoltura deve essere riportato il Paese di origine.
L’organizzazione chiede invece maggiore trasparenza nella ristorazione, dove, sottolinea, non è ancora previsto l’obbligo di specificare nei menù la provenienza del pesce servito.“Chiediamo che il consumatore possa sapere sempre da dove arriva il pesce che porta in tavola”, conclude Di Pinto. “Scegliere prodotto pugliese e italiano significa sostenere le nostre marinerie, il lavoro dei pescatori e tutta la filiera che vive intorno al mare”.Per Coldiretti Pesca Puglia, dunque, il fermo può rappresentare uno strumento per proteggere le risorse marine, ma deve essere affiancato da misure capaci di tutelare la competitività delle imprese e contenere la crescente dipendenza dalle importazioni.
Fonte: Buonasera24