A MELONI VANNO “STRETTE” LE SCARPE DI TRUMP

Punture di spillo 2026

Era tutta felice, Giorgia Meloni, quando a Palazzo Chigi è arrivato, inaspettato, un pacco USA. Piena di emozione lo ha aperto ed ha visto che anche a lei, underdog della Garbatella, Donald regalava un paio di scarpe. Come aveva fatto con il Segretario di Stato americano Marco Rubio e i suoi più stretti collaboratori. Giorgia le prova ma vede che le stanno maledettamente strette. Poco male, l’importante è che il Tycoon si sia ricordato di lei. Per le scarpe, in Italia e nei tour in giro per il mondo, c’è la fida… moglie del suo capo scorta che in un sacchetto porta sempre un paio di scarpe di ricambio per farle riposare i piedi grassocci e malconci.

Ma a tutto c’è un limite e addio alle scarpe di Trump! “Quanno ce vo ce vo”, si deve essere detta Giorgia ricordandosi degli anni passati nella periferia romana. Si offenderà? Chi “se ne frega” secondo un’allocuzione di moda tra i camerati… A parte le battute, stavolta la nostra Presidente del Consiglio è stata costretta a riposizionarsi e a fregarsene di Trump, anche se ci ha pensato qualche oretta. L’attacco al Papa rischiava di farle perdere altri consensi, oltre quelli del referendum sulla giustizia e l’endorsement elettorale per Orban, che si sommano alla delusione montante degli italiani per i quasi quattro anni di governo. E tra un anno anche da noi si vota…

Via quindi Delmastro, la Capo di Gabinetto di Nordio – che inopinatamente resta al suo posto – ma via soprattutto l’ “amica” di una vita Daniela Santanchè. E il repulisti non sembra finire qui. Più che intelligente (altrimenti non avrebbe “incoraggiato” il rapporto speciale con Trump) la Premier sembra una velista che naviga a fil di vento pronta a “strambare”. Stavolta ha capito, con qualche aiutino “esterno” (la bocciatura del referendum contro i giudici e la sconfitta di Orban), che per lei il tempo volgeva al peggio e che il presidente americano non è quel Re Mida che immaginava.Con le elezioni alle porte e con il “campo largo” che le sta prendendo le misure, meglio dissociarsi da un’amicizia oltreoceano che si sta dimostrando deleteria. E l’ “aiutone” l’è venuto proprio da Trump che ha attaccato duramente il Papa. Finora la Ducetta gli aveva sempre dato ragione con silenzi e reticenze, o si era trincerata dietro pilateschi “non condanno né condivido”, mai una condanna per i palestinesi massacrati a Gaza o per l’attacco in Iran e Libano, aveva minimizzato sui dazi e l’aveva proposto, – non so quanto convintamente – per il Nobel per la pace.Una cosa però non torna nella tardiva condanna a Trump. “Abbiamo detto parole chiare. Non so quanti altri leader – ha aggiunto – le abbiamo espresse. Altro che sudditanza”!Chiariamo allora che la nota a difesa del Papa arriva, peraltro obbligata, dopo ben 9 ore di silenzio dall’attacco di Trump al Pontefice. Evidentemente Meloni in un primo momento era convinta di cavarsela con il saluto di buon viaggio al Papa oppure ha ci ha dovuto pensare… 9 ore?Inoltre, della serie mentitrice seriale, ripete che “quando uno non è d’accordo, e io non sono d’accordo molto spesso, lo devo dire”. Come per il rapimento del Presidente venezuelano Maduro che la Premier giudicò “legittimo”?

PdA

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