UN PERICOLOSO AUT AUT

Beaumont sur Mer –

I processi di globalizzazione economica sono miseramente falliti devastando la nostra società, il welfare ed il territorio, allontanando sistematicamente le decisioni dalle istituzioni e subordinando le politiche locali ai mercati globali che consumano e distruggono le risorse economiche e ambientali. È quindi fondamentale salvaguardare e valorizzare le identità locali, le peculiarità e le eccellenze delle risorse ambientali, territoriali e umane.

Adeguare le risorse nel piano al diritto allo studio per programmare su più anni l’acquisto di nuove attrezzature didattiche e predisporre laboratori (es. multimediale, artistico, teatrale, musicale, cucina, falegnameria e hobbistica) da utilizzare sia in ambito scolastico, sia per le attività di formazione/autoformazione degli adulti. Nel mondo futuro alternativo a ciò che stiamo vivendo, dovrebbe esistere una presenza più attiva e propositiva dell’uomo soprattutto nell’ambito della formazione al senso civico delle nuove generazioni e al supporto per favorire una reale e piena integrazione multiculturale. “Tutte le forme di Stato hanno la democrazia come loro verità, e per questo sono false nella misura in cui non sono democrazia.” — Karl Marx

Oggi, la macchina dell’imperialismo opera sotto la patina della democrazia liberale, svuotandola dall’interno e riducendola a uno spettacolo che legittima il dominio del capitale mentre la maggioranza viene espropriata. In tutto il Sud del mondo e nelle metropoli del Nord, multinazionali, istituzioni finanziarie e stati militarizzati colludono per estrarre ricchezza, reprimere il dissenso e manipolare il consenso. La bandiera della democrazia viene issata proprio laddove si preme con la forza sul collo degli oppressi.L’imperialismo nella sua forma contemporanea si manifesta attraverso trappole del debito, programmi di aggiustamento strutturale, regimi sanzionatori, guerre per procura e la violenza silenziosa del fondamentalismo di mercato.Eppure è proprio in questo momento che gli insegnamenti di Marx risuonano con rinnovata urgenza. Ci ha insegnato a vedere attraverso la nebbia dell’ideologia, a risalire alle radici dello sfruttamento, a riconoscere che l’emancipazione della classe operaia e dei popoli colonizzati non è un sogno lontano, ma una necessità materiale.Nell’anniversario della sua morte, gli uomini dovrebbero rendere omaggio rivoluzionario a Karl Marx, la cui analisi del capitale, della classe e dell’impero rimane l’arma più affilata nell’arsenale di tutti coloro che osano resistere, organizzarsi e immaginare un mondo al di là dell’imperialismo.

Dal punto di vista marxista, l’imperialismo “trumpista” non è considerato un’anomalia o una deviazione fascista, bensì una manifestazione specifica e aggressiva del capitalismo statunitense in una fase di declino egemonico. Si caratterizza per un approccio transazionale, MAGA iper-nazionalista (America First) e protezionista, che mira a rinegoziare i rapporti di forza globali a vantaggio del capitale monopolistico USA. Il mondo per come lo conosciamo sta cadendo a pezzi. Ogni giorno vediamo il volto di Trump sullo schermo e questo ci disgusta. Ma oltre la sua visibilità, dobbiamo riuscire a connettere i volti delle élite al potere con la modernità capitalista e il capitale transnazionale.

Le ultime novità al “Club dei ricchi”, il Forum economico mondiale di Davos di gennaio 2026, si è sottolineato, come se ce ne fosse bisogno, come l’attuale situazione mondiale sia analizzata dalle élite al potere. Particolarmente interessante ciò che ha detto il primo ministro canadese Mark Carney, il quale ha affermato che non siamo in una fase di transizione, ma nel mezzo di una rottura. Il vecchio ordine mondiale non tornerà, ha detto, e la nostalgia non è quindi una strategia. Sempre Carney, ha detto a chiare lettere che le grandi potenze stanno utilizzando l’integrazione economica come arma: “Con i dazi come leva, le infrastrutture finanziarie come mezzo di coercizione e le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare”. Si dovrà evitare di essere schiacciati tra le grandi potenze degli Stati Uniti e della Cina. “Perché, se non saremo al tavolo, finiremo nel menù.” Trovo inaccettabile cercare di sedersi con lor signori.

Gigino Adriano Pellegrini

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