Punture di spillo 2026
E’ paradossale ma sembra che Fratelli d’Italia ci stia mettendo del “suo” per perdere il referendum sulla giustizia e viene il dubbio che Giorgia Meloni, pur essendo stata costretta a prendere in mano la situazione, si stia convincendo che, alla fine della fiera, tutto sommato…
Il primo a pensarlo fu il Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa. Da allora una serie di scivoloni della “ex Fiamma” che tra l’altro confermano il livello culturale e politico delle truppe meloniane.
Spontanea una domanda: Se sai – e lo sai perché non sei stupida – che questi sono i tuoi “quadri”, non li esportare, tienili nel chiuso delle loro Sezioni. Come si dice, i panni sporchi si lavano in casa. Ma perché la Premier, soprattutto in queste ultime settimane di campagna elettorale, ad alcuni non ha messo la museruola?
E pensare che, violentandone il pensiero, criticavano Gratteri per aver fatto una previsione: che in Calabria – Regione che il magistrato conosce bene – il “si” può contare sul voto scontato di mafiosi e massoni. Apriti cielo!
E che dire, della serie facciamoci del male, del Presidente della Commissione Sanita e Lavoro del Senato, Franco Zaffini dello steso partito della Premier, che ha definito le Toghe un “cancro”? Evidentemente, avvicinandosi la data del voto con il “no” in netto recupero, Zaffini ha ritenuto che il “suo” Ministro fosse stato troppo tenero nel parlare di CSM “paramafioso” e che la sua Capo di Gabinetto non fosse stata dura a sufficienza considerando i giudici “un plotone di esecuzione da togliere di mezzo”.
Parliamo nel primo caso di un presidente di Commissione, non di un fruttarolo, che pure merita rispetto. Nelle altre due occasioni dei Vertici della Giustizia. E, gratta gratta, grazie proprio alla loro dabbenaggine, la verità sulle reali finalità della riforma emerge: la gente comincia a temere che la Destra voglia mettere gli stivaloni del Ventennio sulla testa dei giudici per condizionarne il giudizio e riaffermare il primato della politica, di “questa” politica.
Lo ha fatto chiaramente capire Nordio sottolineando che si tratterebbe di un vantaggio anche per il PD, una volta al governo. Una frase dal sen fuggita, tanto che la leghista Simonetta Matone lo accusò di confondere ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente.
“Tutti noi – ha spiegato – pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente perché abbiamo dato il ‘la’ ad una rimonta del “no”.
Dulcis in fundo, meravigliosa la perla che ci ha regalato l’onorevole Aldo Mattia, sempre di FdI, invitando il partito della Basilicata ad usare il “solito” sistema clientelare. Ed ha chiarito la formula magica: “fammi questo favore” oppure: “sei mio cugino, ti ho fatto questo favore, aiutami per quest’altra questione perché io, di favori, te ne ho fatti tanti”.
Come dire, il parlamentare della Meloni ha fermato l’orologio e ci porta indietro di anni ad un vecchio clichè della politica che probabilmente, per qualcuno, è ancora il “sistema” per raggranellare consenso. E Meloni? Tace!
PdA