Il Board of peace, voluto da Trump per ricostruire Gaza ma anche per “oscurare” l’ONU, potrebbe diventare la “tomba” politica di Giorgia Meloni, decisionista ma a volte abituata ad agire “di pancia”.
Sarebbe stato sufficiente prendere tempo, trincerarsi dietro l’impedimento costituzionale e vedere come si sarebbero comportati altri paesi più “blasonati”, per esempio europei, rispetto ai “pizza e fichi” della prima ora che si sono affettati ad accogliere l’invito del Tycoon americano. Ed invece niente ma solo il desiderio di accogliere subito l’invito e studiare il modo più veloce per aggirare la nostra Costituzione che lo vieta, individuato nella figura dell’ “osservatore”. Insomma, né carne né pesce!
Evidentemente il “Marpione” esercita un’attrazione fatale sulla nostra Premier che le impedisce di valutare i pro e i contro di alcune sue decisioni a volte improvvide, vittima di un colpo di fulmine che l’ha portata a precipitarsi in USA per il giorno dell’insediamento. Era sola, defilata nelle ultime file, ma il parterre era di quelli da fare invidia alle amiche lasciate alla Garbatella.
E’ vero che a “coglierla” per primo, ancora nel fiore degli anni, è stato Silvio Berlusconi che la portò nel suo governo come Ministro della Gioventù, ma vuoi mettere essere tra gli invitati del Presidente degli Stati Uniti – deve aver pensato la nostra piccola fiammiferaia – che sta giurando in mondo visione davanti ad una platea di ricconi e ai big dell’alta finanza! E’ stato probabilmente in quei momenti di festa, e nel viaggio di ritorno, che la Meloni ha pensato di poter diventare una sorta di “ambasciatrice” dell’Europa. Lei, forse pensando a Salvini, preferisce parlare di “Ponte”.
E così è stato per l’adesione al Board. Nessuna riflessione. Se lo avesse fatto e se avesse preso del tempo, si sarebbe accorta di far parte di una “accolita” di straccioni. Nessun Paese Europeo tranne il solito Orban ed ora il “no” grazie anche del Vaticano che ha accompagnato il rifiuto con una rasoiata: “Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi” ha detto il Segretario di Stato Pietro Parolin aggiungendo che “una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’ONU a gestire queste situazioni di crisi”. Non si sa se a Trump siano fischiate le orecchie, a Meloni sicuramente sì, anche se a questo punto diventa difficile sfilarsi. Ed ecco la pezza: Il cetriolo è arrivato ad Antonio Tajani preso tra due fuochi: rappresentare il Governo italiano ma rispondere anche a Marina Berlusconi che proprio in questi giorni ha bollato con parole di fuoco il Presidente americano. Possibile che a Palazzo Chigi – che sta spendendo l’ira di Dio nella pubblicità per il “SI” al referendum contro i giudici – non si possa pagare qualcuno con i “contro co….ni” in grado di consigliare al meglio la Presidente?
PdA