PARTE LA CAMPAGNA “SCACCO AL LINFOMA– UN NUOVO PONTE TRA LA RICERCA E LA CURA”

I linfomi rappresentano il 50 percento dei tumori ematologici. Non si manifestano tutti allo stesso modo: differiscono per aggressività, velocità di crescita e risposta alle terapie. “Scacco al linfoma – Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura” è la campagna di informazione e di sensibilizzazione sulla malattia realizzata dall’azienda biofarmaceutica AbbVie con la partecipazione di AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma), FIL (Federazione Italiana Linfomi) e GFIL (Gruppo Italiano Infermieri Linfomi).

La metafora degli scacchi rappresenta – si legge nella nota stampa- l’esperienza di chi convive con il linfoma non Hodgkin e di chi lo studia come una partita fatta di attese, battute d’arresto e ripartenze, in cui ogni scelta conta. Il ponte è il simbolo dell’incontro tra la ricerca e la cura. CLASSIFICAZIONE DEI LINFOMI

I linfomi non Hodgkin comprendono oltre 50 forme diverse suddivise in due grandi gruppi in base al comportamento clinico. Gli indolenti, a crescita lenta (circa il 45% dei casi), con cui i pazienti possono convivere molti anni. E gli aggressivi, a crescita rapida ma spesso ben responsivi alle terapie, tanto che oltre la metà dei pazienti può guarire.Tra i linfomi aggressivi, il linfoma diffuso a grandi cellule B è il sottotipo più frequente, si presenta con linfonodi ingrossati e a rapida crescita in varie sedi e può coinvolgere anche organi extralinfatici; si stimano circa 150.000 nuovi casi l’anno nel mondo e 4.400 in Italia.Tra i linfomi indolenti, il linfoma follicolare è il più comune ed è caratterizzato da elevato rischio di recidiva e da una progressiva resistenza alle terapie convenzionali, con riduzione della sopravvivenza libera da progressione a ogni nuova linea di trattamento.

RECIDIVA E REFRATTARIETÀ«

Si definisce “recidivo” un linfoma che anche dopo aver ottenuto una risposta ottimale completa si manifesta di nuovo- spiega Marco Ladetto, Professore Ordinario di Ematologia Università del Piemonte Orientale, Direttore Struttura Complessa a Direzione Universitaria S.C.D.U. Ematologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria.

Un linfoma refrattario è invece la condizione in cui un paziente, pur effettuando una terapia efficace, non ottiene risposta. Nei linfomi diffusi a grandi cellule B la recidiva, se si manifesta, compare abbastanza precocemente. Quasi sempre entro mesi o pochi anni dalla remissione; nel linfoma follicolare, le cellule quiescenti possono sopravvivere a lungo e dare origine a una recidiva a distanza anche di decenni».

NUOVE TERAPIE: CAR-T e ANTICORPI BISPECIFICI

«La prima novità nel campo dell’immunoterapia è rappresentata dalle CAR-T cell therapy, potenzialmente curative in circa il 40% dei casi. Ma con un problema di resistenza che riguarda il 50%-60% dei pazienti che non risponde o recidiva. E lunghi tempi di manifattura del prodotto, non immediatamente disponibile – spiega Enrico Derenzini, Professore Associato di Ematologia Università degli Studi di Milano e Direttore Divisione di Oncoematologia e Trapianto di Cellule Staminali Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano –

L’altra novità è rappresentata dall’arrivo degli anticorpi bispecifici, che stanno ridisegnando il trattamento del linfoma follicolare e del linfoma diffuso a grandi cellule B. Che attualmente in Italia hanno ricevuto l’indicazione e rimborsabilità dopo almeno due linee di trattamento precedenti.Negli studi clinici, per entrambe le patologie, questa classe di farmaci ha dimostrato la remissione in una quota importante di pazienti. Circa 4 su 10 nel linfoma diffuso a grandi cellule B e più di 6 su 10 nel linfoma follicolare, con risposte che in alcuni pazienti si mantengono a lungo nel tempo e nello specifico per 3 anni nel follicolare e 4 nel linfoma diffuso a grandi cellule B.Ora l’indicazione di questi farmaci è in monoterapia. Nel prossimo futuro si prevede una rapida evoluzione verso un impiego precoce e combinato di questi trattamenti, integrandoli ad altri farmaci quali la chemio-immunoterapia, gli agenti immunomodulanti come il lenalidomide, oppure in associazione con anticorpi immunoconiugati».

LA GESTIONE MULTIDISCIPLINARE DEL PAZIENTE

«Attualmente, grazie all’avvento delle terapie cellulari CAR-T e degli anticorpi bispecifici, le prospettive dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B e linfoma follicolare recidivati/refrattari sono migliorate – afferma Caterina Patti, Direttrice Reparto Oncoematologia “Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello”, Palermo – Inoltre, queste terapie innovative non sono solo più efficaci, ma meno tossiche. Pertanto garantiscono un miglioramento della quotidianità del paziente. Le terapie innovative, CAR-T e anticorpi bispecifici, hanno riportato eventi avversi molto diversi da quelli attesi con la tradizionale chemioterapia. Che richiedono un monitoraggio intensivo protetto. Tutto questo ha indotto gli ematologi a costituire gruppi multidisciplinari coinvolti nella gestione dei pazienti e che partecipano attivamente a un percorso diagnostico terapeutico ben standardizzato e pianificato».

ASPETTATIVE E QUALITÀ DELLA VITA

«Le aspettative per i pazienti stanno cambiando, per molti è possibile una guarigione o mantenere una buona qualità di vita pur con una forma cronica di linfoma – sottolinea Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL – In questo scenario, la missione di AIL è quella di essere costantemente al fianco dei pazienti e delle loro famiglie in maniera concreta, in primo luogo sostenendo la ricerca scientifica, poi con le Case AIL, i servizi di mobilità, il sostegno psicologico al paziente e al caregiver, l’aiuto economico e per tutte le questioni burocratiche che ostacolano la vita del paziente e aumentano lo stress e la sofferenza».

IL RUOLO E IL SUPPORTO DEL CAREGIVER E DELL’INFERMIERE

«L’infermiere, oltre al ruolo tecnico quale professionista sanitario, ha un ruolo di “ponte” comunicativo – dice Giuliana Nepoti, Responsabile Commissione GIFIL – Gruppo Infermieri Fondazione Italiana Linfomi, Research Nursing di Ematologia, Policlinico Sant’Orsola, Bologna – Gli infermieri sono le figure a cui si rivolgono i pazienti per le domande che non osano fare al medico. Il nostro ruolo è trasformare la paura in consapevolezza».

Giuseppe Gioffrè-Consigliere AIL Nazionale, Presidente AIL Udine-Gorizia e Referente FIL del Gruppo Pazienti Linfomi AIL FIL afferma «Il gruppo pazienti offre supporto ai pazienti e alla famiglia per condividere paure, connesse alla recidiva, e speranze, legate ai nuovi trattamenti, aiutando il paziente e il suo caregiver ad adattarsi ai cambiamenti delle dinamiche quotidiane e al complesso percorso di cura».Nelle prossime settimane verrà lanciato il sito web www.scaccoallinfoma.it che include informazioni e materiali utili, le video-storie dei pazienti, il vodcast con le interviste agli esperti, per orientarsi nel percorso di cura, conoscere meglio la malattia ed esplorare le nuove possibilità terapeutiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *