L’OPERA UMANA

Beaumont sur Mer

Stamattina ha fatto capolino nella mia mente un ricordo lontano di una visita, insieme ad un amico, ad una cara famiglia in località “Marano” alla periferia sud di Amantea in Calabria.

Era una calda e serena giornata di Luglio. Tornati a valle, sulla quasi battigia del Mare di Ulisse nella Contrada “Coreca”, prima di tuffarmi in quelle sacre acque, ho accettato l’invito dell’amico a bere qualcosa di fresco nel suo giardino. Dopo circa 20 minuti venivo accompagnato all’uscita dove mi aspettava una sgradita sorpresa. Cinque persone, con fare minaccioso si dirigevano verso di me lanciandomi una serie di insulti e minacce. Il Quintetto era formato da un padre, una madre, un figlio, una figlia e un quinto elemento palestrato e decorato con qualche tatuaggio. Il loro urlare nei miei confronti, era dovuto in parte, a delle richieste di chiarezza da me ripetutamente chieste negli ultimi mesi alle Autorità competenti, e che riguardava un bene demaniale messo in discussione dai masnadieri sopracitati che ne rivendicavano la proprietà.

Quando non riesco a capire come mai una parte consistente dell’umanità esercita certi atteggiamenti, proprio allora sembra giungere inaspettata la sensazione di sentirmi alla deriva. Ho lo stesso sbalordimento innanzi all’uomo che, invece di progettare si sia lasciato andare lungo la corrente su di un “Battello ebbro” come quello del diciassettenne poeta francese Rimbaud:

“Dentro lo sciabordare aspro delle maree,

L’altro inverno, più sordo di una mente infantile,Io corsi!

E le Penisole strappate dagli ormeggi

Non subirono mai sconquasso più trionfante…

”Oggi, con gran parte della mia esistenza alle spalle, mi vedo costretto a visionare, non un’espressione metaforica che indica la complessità e le sofferenze dell’esperienza umana, ma la brutalità e la crudeltà ereditata di una patologia “chiamata uomo”. L’espressione “una malattia chiamata uomo” riferita a una condizione, un’esperienza o un comportamento umano che è considerato negativo, distruttivo, paragonabile a una malattia che affligge l’umanità.  Una riflessione sulla natura umana e le sue conseguenze.

  L’espressione “la malattia chiamata ‘uomo'” attribuita a Friedrich Nietzsche, sebbene non sia chiaramente nei suoi scritti, riflette la sua visione secondo cui la natura intrinseca dell’umanità e le sue azioni sono dannose per la bellezza e l’ordine naturale del mondo. Nietzsche criticò spesso la natura umana, la moralità e la civiltà, vedendo l’umanità come un essere in conflitto, diviso tra istinto e ragione, creazione e distruzione. L’espressione sopracitata sembra suggerire che gli esseri umani, nonostante il loro potenziale di grandezza, spesso agiscono in modo distruttivo e animalesco. Così mi addentro, malvolentieri, nel concetto di malvagità umana, cercando di capire alcuni aspetti psicologici ed epistemologici di comportamenti distruttivi come il genocidio, l’omicidio di massa e la tortura, a cui siamo ormai abituati, per cui gli esseri umani si impegnano in tali atti e le loro motivazioni. Non mi interessa una specifica condizione medica, ma piuttosto ad una mini concezione filosofica e psicologica del comportamento umano, in particolare sugli aspetti più oscuri della natura umana e sulle cause. Cerco di capire le origini e le manifestazioni del male umano, rendendolo un argomento di interesse per la comprensione dei miei simili.Rimango colpito, di sfuggita, dalla varietà di diverse iniziative critiche o teoriche che utilizzano la stessa espressione (la malattia chiamata uomo) in diversi sensi o registri: ecologico, teologico, sociologico e così via. Penso sia interessante, soprattutto in questa ultima ottica. Quindi, sarei curioso di sapere cosa pensano gli altri dell’aspetto politico della “lettura” di Nietzsche implicita in questo tipo di citazioni non specificate. In altre parole, penso che forse, in quest’ottica, la molteplicità di diverse iniziative che sfruttano la citazione assumano un aspetto completamente diverso: quello di oscurare disastrosamente il “reale” potenziale della filosofia di Nietzsche di trasformare i nostri discorsi e le nostre discipline, di cambiare “realmente il mondo…”.

In “Così parlò Zarathustra” (sezione 40, “Grandi eventi”), nel discorso con il cane di fuoco, Nietzsche fa dire a Zarathustra quanto segue:Die Erde, sagte er, hat eine Haut; e diese Haut hat Krankheiten. Eine dieser Krankheiten heisst zum Beispiel: “Mensch”.[La terra, disse, ha una pelle; e questa pelle ha delle malattie. Una di queste malattie, per esempio, si chiama “uomo”.]

Gigino Adriano Pellegrini

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