FANTOKA’

Beaumont sur Mer

In Italia la prevaricazione e l’assurdità immotivata si manifestano con una definizione che non è quasi mai “kafkiana” ma “fantozziana”. Osservando attentamente, si nota che,nei film Paolo Villaggio-Fantozzi-Fracchia, il povero ragioniere viene maltrattato da tutti, compresi i colleghi di pari grado, ma proprio alla fine, prima di vedere scorrere i titoli di coda, gli spettatori, un po’ divertiti e anche scoraggiati, si confrontano finalmente con i veri mandanti, la causa di ogni male: quelle creature mitiche che, dalla cima delle piramide sociale, muovono il sole e tutte le altre stelle. I loro nomi sono rimasti scolpiti nella memoria di tutti gli spettatori per il loro carattere iperbolico: il “mega-direttore galattico”, il “mega-direttore arcangelo”. Meglio, però, non farsi ingannare da queste definizioni perché, nonostante le loro cariche “sovrannaturali”, sono figure concrete, reali e tangibili. Così come era concreta la megaditta, la mega amministrazione e la mega autorità. Luoghi, questi, di ogni umiliazione, arrivismo, corruzione, prostrazione, servilismo, ricatto e menzogna.

Quasi sempre nei film fantozziani, la sofferenza del ragioniere frustrato e avvilito scompare nel volto sereno e conciliante del potere. Chi scrive potrebbe anche produrre fiumi di parole inutili. Inutili come gli avvenimenti che sto per raccontare. Ieri mattina, dopo un buon caffè, mi sono avviato verso Sud. Lungo la strada che costeggia le sacre acque di Ulisse. Destinazione Coreca e i suoi scogli. Dopo aver parcheggiato l’auto pensavo, di farmi circa tre km sulla stradina sterrata che corre fra la ferrovia e l’Ulisse, prima di “naufragar nel Suo Mare”. Un pensiero, come una stella cadente, mi ha portato davanti agli occhi una immagine. Le aziende si sono frammentate, il potere è diventato invisibile. Gli anni 70 sono alle spalle da parecchio. Dal Paolo Villaggio al Villaggio globale. Siamo in pieno post-tutto, reso possibile dalla smaterializzazione e virtualizzazione dei due elementi fondanti del potere: l’informazione e il denaro virtuale. Il loro trasferimento istantaneo (e planetario) è stato ottenuto svincolando monete e missive dalla loro tangibile esistenza: non è più necessario che siano proprio loro a muoversi. Tutto, ormai, viene gestito dagli impulsi. L’importante è codificarli in partenza e decodificarli in arrivo. Due Coast Guards ano sulla spiaggia di Coreca. Non potendo ascoltare quello che stavano dicendo al gestore dell’albergo e proprietario degli ombrelloni sulla battigia, ero costretto solo ad osservare il loro gesticolare. Come in un film muto degli inizi dell’altro secolo. Più che un film, per ragioni che non mi è dato sapere, il tutto mi ha richiamato alla mente Franz Kafka, lo scrittore cecoslovacco. Devo aver passato una pessima nottata, dopo essere stato costretto digitalmente a giustificarmi fino a mezzanotte davanti , si fa per dire, ad una presenza immateriale. Il termine “kafkiano” è un neologismo della lingua italiana che indica una situazione paradossale, e in genere angosciante, che viene accettata come status quo, implicando l’impossibilità di qualunque reazione tanto sul piano pratico quanto su quello psicologico. Un termine equivalente potrebbe essere perturbante nell’accezione freudiana: qualcosa che è estraneo e familiare ad un tempo, e risuona inquietante proprio per questa sua ineliminabile e spiazzante ambiguità. Comunemente, questa parola è avvolta da un alone di mistero; infatti, nonostante sia nota, spesso non si sa bene quali significati abbia. E’ proprio questa complessità a rendere nebuloso il concetto. Sono situazioni kafkiane quelle che avviluppano il mio piccolo cervello ineluttabilmente nella loro assurdità, suscitando angoscia e senso di impotenza: ci si lamenta della situazione kafkiana di quando l’ufficiale comunale ci richiede dei documenti mancanti che non erano mai stati menzionati prima, reperibili in un oscuro ufficio aperto mezz’ora alla settimana previo appuntamento da prendere con sei mesi d’anticipo.Un giornalista racconta la vicenda kafkiana dell’imprenditore onesto tartassato dalla mafia e dal fisco; l’emigrata, ingannata, si ritrova in una tragica situazione kafkiana, in balia di iene che la costringono a prostituirsi. Oppure, un italiano al confine dell’Italia viene invitato da un poliziotto ad entrare nel commissariato per una “semplice banalità” e si ritrova nelle patrie galere. Dopo dieci anni si scopre che era stato un errore.La scena mette bene in risalto il funzionamento dell’assurdo kafkiano. Cioè creare un contrasto che sembra irragionevole ma che in realtà rivela un aspetto profondo, sconvolgendo e spiazzando chi osserva. Ad un certo punto vedo due guardia costieri riempire una bottiglia di plastica di 2 lt., gentilmente donata dalla moglie di un albergatore, con dell’acqua del mare di Ulisse. Risaliti in macchina, i due militari sono scomparsi nel nulla della realtà quotidiana. Solo allora apprendevo che quell’acqua , che aveva riempito una banale bottiglia di plastica, sarebbe stata analizzata “scientificamente” nei laboratori della Guardia Costiera. Allora mi resi conto che l’incubo che aveva accompagnato tutta la mia agitatissima notte, non era ancora finito.

Gigino Adriano Pellegrini

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