NEL DUBBIO SI VA IN BIBLIOTECA?

Beaumont sur Mer

“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.” Bertrand Russell

Le mie incertezze sul caso di Garlasco, la morte di una giovane donna uccisa quasi venti anni fa e la condanna del fidanzato come suo assassino.L’espressione classica utilizzata quando si condanna qualcuno sul “ragionevole dubbio” è “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Questa formula, derivata dal diritto anglosassone (“Beyond Any Reasonable Doubt” o BARD), è un criterio di giudizio che impone la condanna solo quando la colpevolezza dell’imputato è provata oltre ogni ragionevole incertezza. “Le parole volano, gli scritti rimangono”. Nel caso della liberal-democrazia, nella quale l’Occidente vive, l’espressione più adatta sarebbe: “ Verba volant, facta manent”.Considerata la grande differenza fra il dire e il fare, anche quest’ultima versione non rispecchia la realtà. Quello che succede realmente e che prevale solo la retorica del “ragionevole dubbio”. Pertanto,significa che il giudice, o la giuria, dovrebbero essere convinti della colpevolezza dell’imputato in modo così forte da non lasciare spazio a dubbi ragionevoli, cioè dubbi che una persona razionale potrebbe avere considerando le prove presentate.Se, al termine del processo, persiste un ragionevole dubbio sulla colpevolezza, l’imputato dovrebbe essere assolto.Questa regola, introdotta nel diritto italiano, imporrebbe uno standard probatorio molto elevato per la condanna, garantendo che nessuno sia privato della libertà personale senza la certezza della sua colpevolezza.La parola ai giurati” (titolo originale: “12 Angry Men”), diretto da Sidney Lumet nel 1957, con Henry Fonda come protagonista. Il film narra la storia di dodici giurati che devono decidere, all’unanimità, se un giovane è colpevole di omicidio. “La parola ai giurati” è considerato un classico del cinema, apprezzato per la sua sceneggiatura, regia e interpretazioni.Il film si concentra sul dibattito all’interno della giuria, con un solo giurato inizialmente in dubbio sulla colpevolezza del ragazzo, interpretato da Fonda.Se non dubitiamo più diventiamo dubbiosi ai nostri stessi occhi e l’unica scelta che ci rimane è perdere la nostra visione per vederci con occhi altrui, e gli occhi degli altri ci vedranno altrettanto debitamente sicuri e rassicuranti. La frase “Se non dubitiamo più, diventiamo dubbiosi” è un paradosso, un’affermazione che sembra contraddittoria ma che in realtà può avere un significato profondo. Non si tratta di una verità universale, ma di una possibile osservazione sulle dinamiche del pensiero e della consapevolezza.Il dubbio, nella sua forma sana, è uno strumento di indagine e ricerca. Quando ci si interroga, mettiamo in discussione le nostre certezze e cerchiamo nuove risposte. Se smettiamo di dubitare, smettiamo di cercare, e paradossalmente potremmo diventare più facilmente influenzabili da idee preconfezionate o verità accettate acriticamente, diventando “dubbiosi” in un senso più passivo e meno critico.Se si dovesse smettere di dubitare l’uomo rischierebbe di chiudersi in una visione ristretta del mondo, rinunciando a esplorare nuove possibilità e prospettive. Questa chiusura mentale potrebbe portarlo a un senso di insicurezza e vulnerabilità, rendendolo più soggetto a influenze esterne. Il dubbio, per molti intellettuali onesti, non è un segno di debolezza o incertezza, ma piuttosto un motore di ricerca della verità e un elemento fondamentale per la crescita intellettuale. Il dubbio stimola la riflessione critica, spinge a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad esplorare nuove prospettive, evitando il rischio di rimanere ancorati a verità obsolete o dogmi. capace di affrontare le sfide della vita.

“Il dubbio, in altre parole, è reale se riusciamo a ritrovare la strada che conduce a questo tipo di realtà”. David Cooper.

Gigino Adriano Pellegrini

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