LE LACRIME AMARE DEL DUDE

Beaumont sur Mer

L’affermazione che la democrazia liberale sia un sistema ingiusto è ampiamente risaputa, spesso alimentata da critiche secondo cui non affronta adeguatamente le disuguaglianze, non dà priorità ai diritti individuali rispetto ai bisogni collettivi ed è suscettibile di manipolazione da parte di interessi potenti. Lungo tutta la storia umana, la politica è stata – e in molte parti del mondo lo è ancora oggi – un deserto. Nel passato le vittorie politiche venivano ottenute con la punta di una lancia o con la canna di un fucile, piuttosto che con le urne. Quando c’era una disputa su quali interessi dovessero avere la priorità, su come distribuire le risorse o persino su chi avesse voce in capitolo su come le persone vivevano la propria vita, erano coloro che detenevano la forza maggiore a poter scegliere. Spesso scegliendo a proprio vantaggio.Questo rende la democrazia liberale un’anomalia storica. All’interno della democrazia liberale, ci aspettiamo pienamente che ci siano disaccordi su come gestire al meglio la società, anche perché la componente “liberale” consente a ciascuno di definire la propria visione di una vita buona, anziché subirne una imposta dagli altri.Il problema è che, negli ultimi anni, la democrazia liberale ha fallito se stessa. Una delle “forze involontarie” che mantiene il sistema in funzione è il tacito consenso di ogni individuo al suo interno. Dobbiamo credere che il sistema funzioni per noi, che sia giusto e che la nostra voce conti, altrimenti abbiamo pochi incentivi a lavorare al suo interno. Se ci sentiamo impotenti, privati dei nostri diritti, in difficoltà o sentiamo che il nostro sostentamento o la nostra sicurezza sono minacciati, abbiamo più motivi per uscire dalle mura della civiltà. “Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice.” George Orwell

Ma le democrazie liberali, come gli Stati Uniti e, in misura minore ma non per questo meno significativa, la UE, spesso non sono riuscite a darci valide ragioni per puntare su di loro. Venticinque anni fa, la democrazia liberale sembrava avere il vento in poppa. Il muro di Berlino era caduto; l’Unione Sovietica era crollata; nuove democrazie si affacciavano in Europa e anche la Russia sembrava in una fase transitoria. Il regime dell’apartheid sudafricano stava per finire. Alcuni spiragli di luce si avvertivano anche in Cina. La liberal democrazia festeggiava.Oggi lo scenario globale è molto diverso. La crisi della liberal democrazia è sotto gli occhi di tutti: dalle autocrazie etno-nazionali, dai regimi che affermano, come ha fatto Donald Trump: “Dio vuole che io sia il presidente degli Stati Uniti”. Questo disse all’indomani del nuovo attentato contro di lui, mentre stava giocando a golf in Florida. Il “triste epilogo” del movimento degli anni Sessanta si riferisce a un periodo di profonda crisi e delusione.

Oggi uomini mediocri al potere come Donald Trump stanno purtroppo mettendo fine ad un’era di grandi auspici. Dopo quell’ondata di movimenti studenteschi, operai e di liberazione, ho assistito a un’aspra repressione, alla perdita di fiducia nel futuro e alla nascita di nuovi movimenti che hanno alimentato violenza e guerra. 

Gigino Adriano Pellegrini

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