Il diario di Pietruzzo 95

KIEV: DALLA PREMIERSHIP DI DRAGHI A… MELONI CAPOPARTITO

Quando ero praticante, avevo un redattore capo che così si rivolse ad una collega: “Avevi quattro possibilità per iniziare l’articolo, non ne hai azzeccata nessuna. E gettò nel cestino l’articolo appena iniziato”. E’ quello che si potrebbe dire di Giorgia Meloni che, disertando fisicamente il vertice dei Volenterosi a Kiev, ha rinunciato al ruolo di leader dimostrando di essere la “piccola fiammiferaia” di Andersen.

Tre anni dopo lo storico incontro di Draghi con Macron e Scholz, Regno Unito e Polonia hanno preso il posto dell’Italia e la Statista della Garbatella – limitandosi a collegarsi in video e annullandosi negli altri leader – ha dimostrato la sua e, purtroppo, anche la nostra irrilevanza gettando l’Italia in un angolo dello scacchiere internazionale.

Sulla scelta della Premier, evidentemente, ha pesato la storica rivalità con Macron e la volontà di non indispettire Trump (con il quale ha costruito un asse che non vuole assolutamente intaccare) e la contrarietà del “putiniano” Matteo Salvini. Un calcolo da capopartito e non da leader.

Come ci manca oggi un Mario Draghi e, soprattutto, come sono lontani gli anni di uno statista come Alcide De Gasperi! Ma questo passa il convento dei … lillipuziani che si danno arie in Parlamento. Di tutti i partiti!La Ducetta non ha mai fatto mancare il suo appoggio a Zelensky ma sembra che le “coccole” della Casa Bianca abbiano lasciato il segno sulla piccola fiammiferaia raffreddando l’impegno del suo governo verso l’Ucraina e facendole dimenticare che l’Italia – ridotta dalla sua assenza a ruota di scorta – è, anche se al governo c’è la Destra, uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea. Alla faccia di Trump e dei Salvini di turno.E poco conta che Meloni ripeta la narrazione di un Paese “tornato centrale” e che “non siamo affatto isolati”. Contano i fatti. E i fatti dicono che il 24 febbraio (Trump dal 20 gennaio è alla Casa Bianca) il nostro Presidente del Consiglio, nel terzo anniversario della guerra, non è andato a Kiev e che lo scorso 12 marzo a Strasburgo il partito della Premier, pur votando a favore del piano di riarmo, per la prima volta si è astenuto sul “sostegno incrollabile e incondizionato” all’Ucraina. Vorrà dire qualcosa? A pensar male si fa peccato ma l’ “amore” per Trump e le “pressioni” di Salvini non c’entrano nulla? A Napoli dicono: “’cca nisciuno è fesso!”. Di fatto, con la politica “opportunistica” della “sedia vuota”, assistiamo allo spostamento dell’asse portante dell’Europa dall’Italia-Francia-Germania a Germania-Francia-Polonia. E non è poco! Trump e Salvini… ringraziano. Ma per Meloni non è successo niente: Le foto, come quella di Draghi sul treno per Kiev, dice, non contano nulla…

PdA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *