Il diario di Pietruzzo 78

SOVRANISTI: SE IL POPOLO TI VOTA, PUOI FARE TUTTO

E’ davvero sconvolgente la pretesa dei sovranisti di sentirsi al di sopra delle leggi solo perché eletti dal popolo. E’ avvenuto nell’America di Trump, avviene nell’Ungheria di Orban, da anni nella Destra in Italia e sta avvenendo in Francia dove si grida al complotto dei giudici che tolgono Marine Le Pen dalla futura corsa all’Eliseo mentre i sondaggi la danno come favorita.

Per tutti costoro il problema non è se la Le Pen abbia violato le leggi ma l’attentato della magistratura alla sovranità del popolo. L’accusa è pesante: appropriazione indebita di fondi dell’Unione europea. Ma questo per il Mondo sovranista non ha alcuna importanza. Vedremo cosa decideranno i giudici di appello ma è difficile immaginare che una decisione così grave sia stata presa a cuor leggero dopo un’inchiesta durata 11 anni.

La domanda da farsi è questa: La sovranista Le Pen ha distratto realmente fondi europei per le esigenze del suo Partito? Se sì, non c’è legge che possa assolverla. L’essere in testa ai sondaggi non significa nulla. E la Francia sta dimostrando che a Parigi esiste ancora la divisione dei poteri. Il dubbio può venire semmai sulla ineleggibilità con effetto immediato, già in primo grado. Ma anche qui soccorre la legge 9 dicembre 2016, sulla lotta alla corruzione, che riconosce al giudice il potere di una pena accessoria “obbligatoria“ nei confronti di soggetti colpevoli di determinati delitti tra cui l’appropriazione indebita.

E tre anni prima, il 5 aprile 2013 sull’emittente Public Senat, proprio la Le Pen si chiedeva “quando ci decideremo a prevedere l’ineleggibilità a vita per chi è condannato per fatti commessi durante l’esercizio delle sue funzioni”.Ed ora che le accuse riguardano lei? La legge, nella patria di Montesquieu, è uguale per tutti anche se un primo strappo la bagarre mediatica in Francia, e non solo, lo ha già ottenuto: la Corte di appello di Parigi ha deciso una procedura accelerata per esaminare il ricorso già nell’estate 2026, molti mesi prima delle elezioni presidenziali del 2027, in tempo utile per consentire alla leader del Rassemblement National francese di candidarsi in caso di sentenza assolutoria.Ed è giusto che un politico abbia la possibilità in tempi brevi di sapere se la condanna nei suoi confronti verrà confermata o meno in secondo grado.

E’ quello che Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, sosteneva nel 2007 dicendo – nel caso di ministri, sindaci e parlamentari inquisiti – che occorreva una corsia preferenziale. Non perché siano diversi dagli altri cittadini ma per le conseguenze negative, difficilmente rimediabili, in caso di “giustizia lenta”.In Francia per l’appello occorre un lasso di tempo di almeno 2 anni. E se per la Le Pen la sentenza fosse di assoluzione? Sarebbe troppo tardi per mettersi in corsa per le presidenziali! E non è un caso se Mastella prevedesse – per tutti – 3 anni in primo grado, 2 in appello e uno per la Cassazione. Quella riforma fu affossata per un processo che si è protratto per nove anni che segnò la fine politica del Ministro, la crisi del governo Prodi, nuove elezioni con la vittoria del centrodestra, lo scioglimento di un partito, l’Udeur, e una cinquantina di dipendenti senza lavoro.

Questo, per fortuna, alla Le Pen non dovrebbe accadere! Ma siamo in Francia, non in Italia dove la riforma della giustizia si preoccupa solo della divisione delle carriere dei giudici con l’obiettivo di sottomettere presto i PM al governo e trascurando invece la velocità dei processi. Quello che la gente chiede e che con questo governo non otterrà.

PdA

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