TEMPO GENEROSO

Beaumont sur Mer

Improvvisamente scopriamo che la nostra consapevolezza non è un’astrazione e non è sempre ego-riferita. Il nostro sguardo si fa più ampio: la meditazione ci aiuta a alzare la testa e accorgerci del posto che occupiamo e di quello che possiamo fare. Scrivere della nostra capacità di lasciare andare, la nostra interdipendenza, la nostra trasformazione. Soprattutto la generosità che ci permette di tradurre in azione quell’attenzione che tanto coltivavamo sul nostro cuscino della riflessione.
Così riesco a vedere l’impegno nel breve futuro che mi rimane come un lavoro di completamento, perché ogni giorno capisco un po’ meglio. Anche quando guardo indietro nel passato, le figure non appaiono meno distinte ma infinitamente più chiare, più significative.
L’uomo l’aveva smarrita e gli erano rimasti appiccicati addosso pezzi di lei. Vagava per le strade senza una meta e nuotava nel mare di Ulisse, come se fosse un oceano di proprie lacrime. Quel suo sangue calabrese, distillato e mortale. Insonne, si mise a cercare in casa senza un oggetto in mente. In uno dei cassetti della scrivania trovò una busta che conteneva tre brevi bigliettini battuti a macchina e una foto di qualche anno prima.
La foto, scattata nei primi anni 60, ritraeva una ragazza pensierosa in giardino. Lui le scriveva molte lettere. Lettere e note colme di amore, L’amore ai tempi dell’amore. Una tenera fantasia così reale da essere accompagnata a parole dal suono di una poesia. Lui non era un artista. Aveva abbandonato l’idea di suonare il piano e si mise a giocare a calcio. Lasciava all’immaginazione degli altri le parole che potevano sgorgare dal suo cuore traboccante di passione. La sua storia, che fu d’amore, rimane in lui tuttora vibrante.
Lui le scriveva le cose più appassionate che siano mai state scritte, documenti incredibilmente affascinanti a testimonianza di una passione reale, sconfinata ed eterna. Scritti che mettevano a nudo, oltre ogni pudore, un rapporto sentimentale che si rivelava ben più carnale e terreno di quanto si potesse immaginare. Non si troveranno altrove simili parole.
Brevi lettere nelle quali, oltre a dirle che l’amava pazzamente, le confessava che era diventata una parte così vitale di lui, che si ritrovava completamente sottosopra, posto che questo significasse qualcosa. Non sapeva cosa scrivesse, sapeva solo che l’amava esclusivamente, furiosamente infinitamente. Non sapeva bene cosa volesse. Forse aveva avuto già tanto da una vita vissuta in maniera disordinata. Si sentiva travolto e viziato da lei e continuava a chiederle cose sempre più difficili.
Si aspettava che lei compisse miracoli. Confessandole quanto gli mancavano quelle sere trascorse insieme seduti sulla soglia della porta di fronte a casa sua. In poche occasioni le apparve come un fantasma. Uno spettro. Altre volte lo faceva ammalare di desiderio, brama di averla, di averla sempre vicina e parlarle con naturalezza e muoversi come se fosse una parte di lei. Non riusciva ad essere sensato davanti a lei. Gambe serrate. Fragilità. Dolce, ingannevole arrendevolezza. La docilità di una tortora. Rieccolo di ritorno, ancora bruciante di passione, come vino fumante. Non più di una passione di carne, ma assoluta fame di lei, fame divorante.
Lui semplicemente riteneva di amarla, prima, ma era nulla a paragone della certezza che dopo c’era in lui. Che tutto questo sia stato così meraviglioso solo perché era breve e rubato? Stavano recitando l’uno per l’altra? L’uno all’altro? Era lui meno se stesso o più di se stesso, e lei meno o più di se stessa? Era follia credere che quell’incredibile intesa potesse continuare?
Lui la studiava attentamente per scoprire le possibili crepe, i punti deboli, le zone di pericolo. Ma non ne trovò – neppure una. E ciò poteva significare solo che ne era innamorato, ciecamente, ciecamente. Essere cieco per sempre! Una voluttuosa schiavitù e una tirannica necessità. Più crudele adesso di prima – consapevolmente, cocciutamente, crudele. L’insaziabile delizia dell’amarla.
“Come closer to me, come closer. I promise you it twill be wonderful.”
Un giorno lei scomparve. Lui si imbarcò su di una nave greca che lo avrebbe portato lontano. Molto lontano. Era così pieno di lei, che aveva paura di mostrare il suo volto. Nessun altro addio lo aveva mai lasciato così sconvolto. Non sapeva cosa gli stesse succedendo, che cosa lo attraesse di lei, tanto da dargli una voglia di esserle accanto, di svegliarsi con lei, di tenerla stretta… una folle, spaventosa tenerezza… il desiderio di prendersi cura di lei… Poi il grande dolore.
Non essere più al suo fianco. Il dolore di dirle che era traboccante, disperatamente innamorato di lei. Non avrebbe più potuto ritrovarsi tra le braccia di un’altra, proprio non avrebbe potuto. Da allora ha solo la voglia di correre, correre via per essere solo con i sentimenti che provava per lei.
Molti anni dopo, quella stessa ragazza gli fece un grande dono. Una bellissima figlia!
Gigino Adriano Pellegrini

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