L’UMANO PERDE I PEZZI

Beaumont sur Mer

My Head and Heart
were the sweetest shelter of all my thoughts.
“Più diventa tutto inutile
e più credi che sia vero
E il giorno della Fine
non ti servirà l’inglese”
Franco Battiato

Oramai sappiamo che l’ossessione culturale per il fast food ci sta portando a una pandemia di obesità, e una serie di problemi di salute come il diabete, la pressione alta e malattie coronariche. Ma ci sono anche molti indizi che confermano che la quantità di grassi saturi, sale e carboidrati semplici che ingeriamo li paghiamo con la nostra abilità di pensare chiaramente.
Quando non riusciamo a capire come mai siamo finiti a esercitare certe mansioni, sembra giungere inaspettata la sensazione di essere alla deriva. Invece di pianificare il nostro futuro prossimo, ci siamo lasciati andare in un barile giù per le cascate del Niagara.
Viviamo la nostra vita ampiamente slegati dagli altri, eccetto che per bisogni specifici, e questo, forse, contribuisce al senso di isolamento – che ironicamente sta aumentando proprio mentre i social network stanno toccando il culmine.
I paesi in via di sviluppo stanno attualmente attraversando una rivoluzione tecnologica forse senza precedenti che ha dato nuovo impulso al concetto di alienazione dopo un periodo di relativo declino in cui i discorsi marxiani, esistenzialisti e altri principi sono stati sostituiti con prospettive postmoderne scettiche o critiche nei confronti del concetto di alienazione.
Esiste, tuttavia, una versione più tecnofobica della visione essenzialista che percepisce la tecnologia come intrinsecamente opposta all’umano, che interpreta la strumentalità come una minaccia agli scopi, alle norme e ai valori umani. Molte critiche filosofiche contemporanee nei confronti della nuova tecnologia assumono questa posizione e operano con distinzioni categoriche altamente dualistiche e solitamente ontologizzate tra cose come la tecnica nella vita dell’uomo, interazione sociale, dispositivi contro cose e pratiche focali e strumentalità e significato.
Ho la vaga impressione che ci sia un’ambiguità oggettiva inerente alla connessione tra tecnologie emergenti e alienazione. Sebbene in alcuni casi tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni.
Le ultra famose ICT che conferiscano potere a individui e gruppi in opposizione all’ordine sociale dominante, esse aumentano anche il potere delle forze sociali dominanti e possono essere utilizzate come strumenti di dominio e sfruttamento degli uomini sugli uomini. Se da un lato le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono offrire ai membri delle classi subordinate, del genere e delle formazioni regionali la possibilità di ottenere maggiore potere e uguaglianza nei confronti delle forze egemoniche, dall’altro possono anche aumentare la disuguaglianza.
Diamo per scontato che la tecnologia avvicini le persone e migliori il nostro accesso a prodotti e servizi essenziali. Se non riesci a immaginare la vita senza il tuo smartphone, è facile dimenticare che le persone che non possono o non vogliono interagire con la tecnologia più recente vengono lasciate indietro alla nuova alfabetizzazione.
L’età è uno dei maggiori segnalatori dell’esclusione digitale. Qualcuno ha scritto che solo il 50% delle persone di età pari o superiore a 75 anni utilizza Internet regolarmente. Degli oltre 6 milioni di persone che non hanno mai utilizzato Internet in Italia, solo 900.000 hanno meno di 55 anni.
Ma gli anziani non sono gli unici ad essere esclusi dalle nuove tecnologie. Ad esempio, una brevissima ricerca mi ha fatto scoprire che anche le persone vulnerabili, come quelle con disabilità, vengono esclusi dai servizi elettronici, venendo inevitabilmente “estromesse” dalla società.
Ultimamente ho la netta sensazione che forse avevamo un piano, ma una scarsa capacità di portare a termine le cose e/o alcuni colpi duri della vita l’hanno cambiato, e così l’uomo si è lasciato andare. Forse molti di noi si sono trovati, senza desiderarlo, alla deriva.
Molti anni fa, nel leggere Tommaso Campanella, avevo avuto la sensazione che Lui avesse individuato che tra noi e gli oggetti c’è un rapporto non solo teoretico ma anche morale. Quando sentiamo la mancanza di qualche valore, spesso tentiamo di reagire colmando il vuoto che è in noi con il possesso di oggetti, quasi che questi potessero sostituire i valori persi. Tuttavia, quando l’oggetto perde la sua funzione simbolica e diventa valore reale in sé, allora subentra l’alienazione, la follia.
Gigino A Pellegrini

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