Quisquilie e Pinzillacchere ma … non solo 41

PREMIERATO: MELONI… SCIVOLA SU “O LA VA O LA SPACCA”

Ancora uno scivolone di Giorgia. Questa volta, la frizione l’è scappata sulla “madre di tutte le riforme e – pur ripetendo di non voler imitare il Matteo Renzi del 2018 – ci ha messo la faccia. E quindi…
Perché, se dici “o la va o la spacca” e ti va male, poi devi essere conseguenziale. Se i cittadini bocciano la “tua” riforma, te ne devi andare a casa, non puoi fare spallucce e fare finta di niente.
Il Bullo fiorentino lo ha fatto e si è visto dove è finito: su un gommoncino, mezzo sgonfio, in cerca di qualcuno che se lo caricasse a bordo. E stavolta è toccato a Emma Bonino.
Con la Meloni la… stessa musica, o quasi. Ha detto di non voler commettere l’errore di Renzi, ma lo ha fatto quando l’è scappato un “nessuno mi chieda di scaldare la sedia o stare qui a sopravvivere”.
Che cosa significa se non di legare, anche lei, l’esito del referendum alla permanenza a Palazzo Chigi?
Del resto sul premierato Giorgia intende andare avanti come un treno anche se non vanno sottovalutati alcuni ostacoli come quello di non riuscire a far passare la tesi che non intaccherebbe i poteri del Capo dello Stato. Tanto è vero che il “fido” La Russa, pensando di tranquillizzare il Colle che invece resta al di sopra di qualsiasi disputa, ricorda che la riforma entrerebbe in vigore solo dopo la fine del mandato di Sergio Mattarella che – secondo il Rapporto Italia 2024 – continua a crescere nella fiducia degli italiani: un +8,6% nell’ultimo anno, balzando al 60,8 per cento.
Ma allora – sia pure per il futuro Presidente – è vero che gli attuali poteri verrebbero ridimensionati!
E a sostenere la necessità di correggere già ora il testo all’esame della Camera non è soltanto l’Opposizione ma un autorevole esponente della maggioranza come Marcello Pera
L’ex Presidente del Senato, pur favorevole al premierato, osserva che “mancano i contrappesi”, critica che molto venga rinviato ad una futura legge elettorale ed auspica una nuova stesura del testo.
A proposito perché, potendo contare su di un personaggio come Marcello Pera, la Meloni ha voluto a presiedere la commissione Maria Elisabetta Alberti Casellati, la stessa che si fece convincere da Berlusconi a votare in Senato, 11 aprile 2011, che Ruby era la nipote di Mubarak?
Forse proprio per questo. Evidentemente preferiva una parlamentare che interpretasse al meglio le sue vere “mire” e la Ducetta non a caso si lascia sfuggire un significativo “voglio lasciare qualcosa”!
E intanto a dieci giorni dal voto per le europee i sondaggi cominciano a rosicchiarle qualcosa. A fine gennaio la Premier non faceva mistero di superare il 30%, oggi l’asticella si abbassa e dice di considerare un successo mantenere la percentuale delle politiche.
E tutto viene rinviato a dopo le europee quando i nodi con gli Alleati verranno al pettine e gli italiani avranno piene le scatole della narrazione di un Paese che non esiste.
Una previsione. Al referendum non ci arriveremo e la Meloni…

PdA

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