L’INUTILE DISPREGIO

L’ interlocutore del mio fraterno amico Orly, nel sogno, si lamentava del fatto che oggi la situazione si sia in qualche modo capovolta. Secondo lui, il potere occidentale ha fatto di noi l’oppressore e quindi il nemico. Per questo motivo ci sentiamo in qualche modo in dovere di fare un mea culpa, e questo senso di colpa ci spingerebbe spesso fino alla negazione dell’identità. In questo contesto, come si poteva pensare di ribaltare questo mondo contorto e impregnato di adulazione?

Ritornando a vivere nel Sud, non ho potuto non notare la contorta “dipendenza” tipica degli sconfitti che viene ribadita quasi quotidianamente in qualsiasi circostanza, anche nel cercare con diritto di ottenere un qualsiasi banale certificato. Anche in questo viene sottolineato il “favore” che ti viene fatto.

Forse esposto per anni in eccesso ad altre culture, orgoglioso della storia della propria regione, mi sono sentito intrappolato in un fumoso paese dominato dall’anticiclone africano dove è impossibile stare a proprio agio senza una spessa imbottitura di ipocrisia tra il Sé ed il mondo che lo circonda.

I boschi qui non sono mai bruciati per autocombustione e comportamenti distratti. La montagna in Calabria è stata il regno dei mistici e della delinquenza, il deserto spirituale dei santi ecologisti in fuga dal mondo e il rifugio preferito di furfanti e irregolari in lotta col potere.

La storia della Calabria dice che qui la gente non ama la natura che regna per sé. Le montagne che incombono incontrastate sui paesi marinari e aal’alto piano silano, fanno paura. I boschi e le foreste un tempo fitte ed estese sono stati considerati sin dall’antichità un danno più che una ricchezza, “terra rubata” all’agricoltura.

Oltre 150 anni passati invano, nonostante le vittime, le devastazioni, le umiliazioni, gli sgarbi, le “rapine” (a volte palesi, a volte impalpabili) per depredare e saccheggiare questa regione (che, comunque, non è rimasta a guardare), in nome di una presunta “superiorità”. Una stupida disfida a chi ce l’ha più lungo.

Dietro il mio tono rabbioso e dolente avverto la percezione che gli orrori della vita nella Calabria post unitaria e Savoiarda siano in gran misura non necessari. Il sudiciume, la stupidità, l’abiezione, la povertà sessuale, la dissolutezza nascosta, la volgarità, le cattive maniere, l’atteggiamento di censura – queste cose sono superflue, poiché il moralismo di cui sono una reliquia non sostiene più la struttura della società.

 Gente che avrebbe potuto essere felice, senza perdere in capacità, ha scelto invece di essere triste, inventando tabu insensati con cui terrorizzare sé stessa.

Tornano da galassie lontane e tutto quello che riescono a dire sono i pensieri che vengono nel guardare delle strane e invertebrate creature che spalmate sul pavimento osservano la vita passar loro accanto.

Un luogo in cui è stato adottato un assurdo e repellente sistema di convivenza… dove chi lavora non conta nulla e i padroni possono fare quello che vogliono… uno strano paese che si chiama Terra dove tutto è chinato al triste e al peggio.

“Terra, dammi qualche radice.

E se qualcuno cerca cose migliori in te,

stuzzicagli il palato

coi tuoi veleni più potenti!

Che c’è qui? Oro?

Giallo, luccicante, prezioso oro?

No, dèi, non faccio voti insinceri:

voglio radici, o puri Dei!

Basterà un po’ di questo

per rendere nero il bianco, bello il brutto,… W. Shakespeare

Le numerose battaglie combattute da un grande meridionalista, Gaetano Salvemini,   avrebbero dovuto rappresentare un importante patrimonio per il mondo delle idee politiche. In particolare per noi meridionali.  Salvemini, pur essendo stato un grande studioso e un grande maestro di vita e di impegno etico-politico, non è mai stato ( forse volutamente) sufficientemente conosciuto. …“nego assolutamente che il carattere dei meridionali, diverso da quello dei settentrionali, abbia alcuna parte nella diversità di sviluppo dei due paesi. La razza si forma nella storia ed è effetto di essa non causa; […] spiegare la storia di un paese con la parola razza è da poltroni e da semplicisti”.  Gaetano Salvemini

Salvemini ha erogato, nei confronti della piccola borghesia, parole durissime e giustificate, sottolineandone l’animo avido ed il comportamento sbruffone, parassitario ed opportunista. I contadini meridionali non sono più i miserabili di una volta. Ogni giorno più miserabile, invece diventa la piccola borghesia parassita ed sfaticata che scrive sui giornali e piange sulle miserie proprie, credendole in buona fede miserie di tutta l’Italia meridionale”. Espressioni durissime e giustificate da parte di Salvemini , martellanti di disistima per l’egoismo che ha distrutto le terre del meridione, a lui tanto care. Parole, quelle del grande Meridionalista, scritte oggi e non sessanta anni fa.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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