Il diario di Pietruzzo 51

RESTA LA FORNERO. SPERNACCHIAMO SALVINI

“Se vinciamo le elezioni e non cancelliamo la Fornero siete liberi di spernacchiarmi”. L’annuncio in campagna elettorale era – manco a dirlo – di Matteo Salvini. La Destra ha stravinto le elezioni, è “padrona” del Parlamento con una maggioranza bulgara, siamo alla terza finanziaria ma la Fornero è ancora lì.
E adesso che la legge – nonostante le assicurazioni di Salvini – non è stata abolita, anzi è stata peggiorata, si può spernacchiare il segretario della Lega, come ci aveva autorizzato.
Dal prossimo anno infatti sarà più difficile andare in pensione prima, e gli statali addirittura potranno restare al lavoro anche a quota 70, se serve all’amministrazione e sempre che il dipendente sia d’accordo. Alla faccia della quota 41 sulla quale Salvini aveva basato parte della campagna elettorale, insieme alla lotta agli immigrati.
“Dovrò ancora lavorare” , dice chi non andrà in pensione, perché “il costo della vita non mi dà altra scelta”. E c’è chi preferisce restare in quanto “voglio sentirmi ancora utile e non toglierò il posto a nessuno”.
Che ne dice il sedicente ancora leader della Lega?
Ora si tratta di vedere se la pernacchia, o il pernacchio degli italiani, dovrà essere – come sosteneva Eduardo – di testa o di petto, cioè di cervello o di passione. L’importante è comunque spernacchiare un ex leader bullo che, con le sue esternazioni, offende la politica. Quella con la “P” maiuscola, che lui non ha mai conosciuto, impossessandosi e finendo per sputtanare la Lega dell’era Bossi. Che pure era una cosa seria!

Arrivato nel 2019 al 34 per cento, oggi Salvini è sceso intorno all’8 ma - nonostante quello che in questi anni ha combinato -  spera che la Befana gli porti nella calza un suo ritorno  al Ministero dell’Interno e manda avanti il “fido” Claudio Borghi per fargli dire che il “rimpasto ai cittadini piace, un po’ come le sostituzioni durante le partite di calcio”. 
Ma è difficile che l’ “arbitro” Meloni, per restare alla metafora calcistica, lo lasci entrare in campo, non ritenendolo un alleato affidabile. 
La realtà è che Salvini sconta il pressapochismo e la superficialità di alcune sue iniziative: La maglietta con l’immagine di Putin, la cravatta rossa di Trump  che tanto “piace” alla fidanzata Verdini, le mani giunte a mo’ di preghiera e il crocefisso in bell’evidenza sul petto che fa a pugni  con gli immigrati lasciati morire in mare.
Questi sono i politici di questa cosiddetta seconda Repubblica. Ha iniziato Berlusconi ed ora lo…scimmiottano gli eredi del Cavaliere e i postfascisti meloniani!
Nella tanto bistrattata Prima Repubblica, invece, gli “Eletti” alla gestione della cosa pubblica avevano tanti difetti ma una dote: la cautela, quella che manca ai rappresentanti che le segreteria di Partito mandano oggi in Parlamento.

PdA

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