Il Futurismo, nato nei primi anni del Novecento, non si limitava a essere un movimento artistico, ma si poneva come un progetto globale per ridefinire la cultura e l’uomo attraverso la tecnologia. A partire dal culto della macchina, della velocità e della modernità, i futuristi hanno davvero anticipato le rivoluzioni tecnologiche e la loro portata nelle nostre vite di oggi?

Foto di Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi – Ministero della Cultura
La mostra “Il Tempo del Futurismo“, appena inaugurata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, rappresenta l’ultimo capitolo di un anno cruciale per celebrare il ruolo fondativo del movimento nell’evoluzione artistica e culturale, in Italia e oltre, con un’eredità che continua a influenzare il presente.
Da una rilettura dei Manifesti futuristi e di quanto espresso dai massimi esponenti di quella stagione artistica, è evidente, oggi più che mai, di come il Futurismo ha intuito non solo le rivoluzioni tecnologiche, ma anche i modi in cui la società e l’arte avrebbero reagito a queste trasformazioni.
Fonte:ItinerarinellArte