Calgary – Non molto tempo fa, leggendo distrattamente Repubblica, dalla rubrica del liberale Corrado Augias, lo stesso giornalista e autore televisivo, rispondendo a dei lettori, proprio sul degrado meridionale, scriveva: “Il capolinea non esiste, il fondo non si tocca mai. Si continua a scendere. Pochi giorni fa, quasi nel centro di Napoli, la polizia che cercava di arrestare due rapinatori è stata assaltata dalla folla. E’ l’ennesimo episodio, destinato a ripetersi, di una Napoli dove il concetto di legalità è stato accantonato. E non da oggi”. Sembra, allora, pressoché inutile che dai vari pulpiti si critichi il malgoverno della Nazione e si denuncino gli atti che rasentano l’illegalità. Sembra inutile, allora, nutrire desideri e lottare.
Per Augias sembrerebbe meno importante quello che succede all’Italia tutta e i lunghi mesi che hanno preceduto l’inizio della campagna elettorale per le ultime elezioni politiche. È da allora che in Italia assistiamo alla quotidiana, e a questo punto verrebbe da dire ossessiva reiterazione del “pericolo fascista”, anche se in realtà è dall’ormai lontano 1994 – anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi – che viviamo una realtà che ci ha donato un francobollo e il nome ad un aeroporto del pregiudicato Berlusconi.
“Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” (“La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”) – Cicerone.
Qualche tempo fa il Professor Stefano Rodotà, un grande calabrese, si chiedeva: “Quali sono i doveri dell´uomo pubblico? Quale dev´essere la sua moralità? Possono convivere vizi privati e pubbliche virtù? Può il politico coltivare la pretesa di stabilire egli stesso fin dove può giungere lo sguardo dei cittadini? E soprattutto: qual è il rapporto tra verità e politica nel tempo della comunicazione globale?”.
Bisogna sapere che chi si prefigge come obiettivo (abusare del ruolo che dovrebbe vederli agire in favore dei cittadini) certamente ha imparato a tendere insidie, dissimulare gli intenti, mistificare, ingannare, e abusare del proprio ruolo di governante. Questo convincimento garantisce loro una presenza non più generica, ma “Divina” del ruolo che cosi viene svolto non più nel nome e nel solo interesse del popolo. Ma in quello personale, come avviene oggi nell’Italia repubblicana, dove ha messo piede una burocrazia tiranna e auto-referenziale.
La grande farsa ebbe inizio con la fine del conflitto mondiale e la Repubblica Parlamentare. Dalla elezione mediata del parlamento Nazionale, il mandato imperativo e revocabile, la riduzione del diritto amministrativo a rango di diritto civile; tutte cose che avrebbero dovuto favorire le istanze dal basso e l’iniziativa popolare.
Questo lo si affermava nel momento in cui si affacciavano più forti sulla scena politica nazionale i grandi movimenti di massa, come il socialismo e l’anarchismo, uniche e sole idee, a base popolare, che si opponevano all’individualismo ed al liberalismo. Nell’ambito degli umani diritti e doveri, la liberal-democrazia affermava che il diritto era la facoltà di fare o di non fare una cosa, che doveva essere unita al dovere degli altri di rispettare la cosa che la persona faceva o non faceva.
Chiaramente tutto questo è lontano anni luce dagli interessi prevalenti di chi gestisce la Cosa Pubblica in questo nostro Paese che si affaccia sul mare di Ulisse utile solo, ormai, ad una esteriorità pubblicitaria. Bisognerebbe che gli Sparaballe, per una volta, invece di andarsene in giro, per le strade infreddolite, a diffondere la novella del potere, dovrebbe rientrare al calduccio e dire ai suoi padroni che la tanto decantata democrazia non è solo governo del popolo, ma governo “in pubblico”.
In questa semplice e profonda autenticità, sta l’inammissibilità delle loro menzogne, che si trasforma proprio nella pretesa di non rendere conto dei propri comportamenti da parte di chi ha liberamente scelto di uscire dal rassicurante spazio privato per essere protagonista nello spazio pubblico.
“Il ritorno della Bestia. Come questo governo ha risvegliato il peggio dell’Italia” è il titolo dell’ultimo libro di Paolo Berizzi, giornalista sotto scorta che da sempre si batte contro tutti i fascismi (e in generale gli -ismi) nel nostro Paese.
Gigino Adriano Pellegrini