Beaumont sur Mer
IERI
Molte persone parlano di vivere il presente perché temono di perdersi qualcosa e di essere giudicate per le scelte fatte. Ma ignorare il passato è come amputare un arto funzionante. Non si può sfuggire al passato. Esso plasma e influenza ciò che facciamo oggi e domani.
Fuggito attraverso la finestra di Giuda approdai a casa sull’Oceano Pacifico.Ma il nuovo mondo, vuoto fino al midollo,Non mi sembrava ieri!E’ una cosa bizzarra osservare vecchie foto. È come guardare attraverso una finestra nella memoria del passato.
Ricordando come vestivo, chi erano i miei amici, le ragazze che mi piacevano, come mi sentivo e ciò che era importante per me in quel momento. Ho evitato guardare indietro per un bel po’ perché ero convinto che ciò mi avrebbe messo in uno strano stato d’animo e talvolta mi avrebbe reso un po’ triste per ciò che avevo perso. “Tagliare i ponti” o “bruciare i ponti dietro di sé” è una celebre metafora d’azione che indica il compiere una scelta drastica e irreversibile, eliminando deliberatamente qualsiasi possibilità di ritirata o di ritorno al passato. Serve sottolineare che Il concetto ha una duplice anima: una strategica e una relazionale/sociale. Inoltre, nel linguaggio quotidiano moderno viene spesso confuso dando vita a un divertente “malaphors” (un ibrido tra due idiomi diversi).In realtà mi divertivo un bel po’, ridevo poco, ma mi sentivo sereno nel cuore.
È inaccettabile come, tanti ricordi e le emozioni di una foto possono turbare lo scorrere del tempo di una persona. Guardando delle foto – soprattutto quelle scattate durante la mia adolescenza mi riempie sempre di un mix di gioia e di tristezza per quello che sapevo che stesse arrivando e che cosa stavo attraversando in quei momenti. L’adolescenza è stata piuttosto dura con me, (almeno così l’ho vissuta) quindi sapevo cosa sarebbe successo e che non sarebbe stato solo cioccolato e farfalline. Ero cosciente di essere un ragazzo forte. E alla fine, ne sarei uscito irrobustito.Quasi tredicenne, rimasi completamente devastato quando mia nonna materna morì. Lei, per me, era immortale. Non avrei mai pensato di perderla, ma l’ho persa. Questo mi ha straziato il cuore in tale modo che semplicemente non riuscirei mai a descriverlo senza imbrattare 20 pagine o più. Ma, riguardando nello specchietto retrovisore, riesco ancora a vedere, anche se in modo sfocato, il breve tempo trascorso insieme a Lei quando ancora non c’era nessun altro a interferire. Quindi, sì può essere nostalgici, solo se i nostri ricordi pendono nella giusta direzione.
Quando è stata l’ultima volta che ho annusato una rosa? Quando è stata l’ultima volta che mi son seduto in un parco, o sdraiato su di una spiaggia e ammirare ciò che mi circonda? Non saprei come rispondere sinceramente. A un certo punto ho deciso di collocare la mia città natale nello specchio di uno scompartimento di seconda classe in un treno che correva verso nord. La gente pensava che ero fuori di testa quando ho detto loro che stavo preparando la valigia per mettermi in cammino verso il Canada occidentale, casa del Grande Blake e delle Giubbe Rosse. I miei amici non potevano crederci e in alcuni momenti, neanche io riuscivo a farlo. Ma, mettendo in un angolo remoto della mia mente la paura, con la mia valigia, un rasoio elettrico, per quando la barba sarebbe cresciuta, sono partito. Letteralmente salpato su di una nave di crociera greca alla fine di una giornata lunghissima passata a bordo nel porto di Napoli, il giorno del secondo funerale solo con la cassa da morto di Totò che però lui non c’era. Questo mi disse la figlia Liliana, dopo molti anni.
Gigino Adriano Pellegrini