Beaumont sur Mer –
“Non sono dove avrei dovuto essere, così mi hanno portato via”.
Vi sono almeno sette principi che forniscono un quadro facilmente comprensibile di pratiche di impatto minimo per chiunque visiti la vita all’aria aperta. I princìpi possono essere applicati ovunque: dalle remote aree selvagge, ai parchi locali e persino nel tuo giardino. Ciascun principio copre un argomento specifico e fornisce informazioni dettagliate per consentire di ridurre al minimo gli impatti.Questi princìpi sono abbastanza consolidati e ampiamente conosciuti ma non statici. Se uno riesce a non lasciare traccia del suo passaggio, si ritrova a esaminare, valutare e rimodellare continuamente questi “ Princìpi”.
Oramai sappiamo che l’ossessione culturale per il fast food ci sta portando a una pandemia di obesità, e una serie di problemi di salute come il diabete, la pressione alta e malattie coronariche. Ma ci sono anche molti indizi che confermano che la quantità di grassi saturi, sale e carboidrati semplici che ingeriamo li paghiamo con la nostra abilità di pensare chiaramente. Nel tempo, la mancanza di velocità di pensiero e memoria finiscono per farci sentire smarriti, specialmente per chi ha superato i cinquanta e si guarda indietro, quando quelle capacità erano molto più affilate. Una ragione in più per stare lontani dall’asporto e cucinare a casa. O forse avevamo un piano, ma una scarsa capacità di portare a termine le cose e/o alcuni colpi duri della vita l’hanno cambiato, e così l’uomo si è lasciato andare. Forse molti di noi si sono trovati, senza desiderarlo, alla deriva. Solo pochi sembrano essere “riusciti” a pianificare ogni passo, procedendo senza neanche essere sfiorati dalla vita del sistema.
C’è un nuovo filone, nel cinema americano, incentrato su stili di vita alternativi, fra utopia e contestazione.Il film del 2018″Senza lasciare traccia” si trasforma pian piano dall’essere una riflessione sulle comunità escluse dal sogno americano, al racconto di un puro e semplice rito di passaggio, in cui una ragazza che ha sempre avuto il padre come unico punto di riferimento e fonte di ogni conoscenza e la natura a scandire il ritmo della propria vita, si ritrova a scoprire che in effetti esiste anche dell’altro, esistono altri stimoli, idee e possibili modelli di mondo e vita.Coinvolgente e coinvolgente in un modo a cui non siamo abituati, realizzato con sensibilità e onestà dalla regista/co-sceneggiatrice Debra Granik, racconta la storia emotiva di un padre e una figlia che vivono pericolosamente fuori dagli schemi in un modo inquietante e intransigente. Una tensione continua fra il senso di protezione di una comunità e l’incapacità di farne parte che caratterizza tutto il film americano “Senza lasciare traccia” delineando una potenziale linea di frattura nel granitico guscio protettivo costituito da padre e figlia.
Il padre Will, agisce per reazione a quello che ha vissuto, il trauma che l’ha colpito lo spinge verso una negazione di quella società capace di generare una guerra, quando Tom è la figlia si trova nella fase della scoperta, in cui si deve mettere in gioco nei confronti di se stessa e in rapporto agli altri, anche forzando il legame così stretto con il padre. La giovane Tom vive in un parco boschivo di Portland con il padre veterano di guerra: le autorità li prelevano e sistemano in una fattoria. Tom si trova bene, ma il padre vuole fuggire e non avere nulla a che fare con la “civiltà”.Dopo che Tom viene avvistato nel bosco da un jogger, vengono arrestati dai ranger del parco e detenuti dai servizi sociali. Vengono valutati e si scopre che Tom è avanzata dal punto di vista educativo per la sua età nonostante non frequenti la scuola. Viene trovata una casa in cui vivere in una fattoria di alberi di Natale nelle zone rurali dell’Oregon in cambio del lavoro di Will nella fattoria. Alla fine, Will insiste che se ne vadano. Tom protesta, dicendogli “la stessa cosa che è sbagliata in te non è sbagliata in me”. Dopo aver lasciato la comunità dei camper, Tom si ferma e dice a Will: “So che rimarresti se potessi”. Si abbracciano in lacrime e si separano. Tom ritorna nella comunità delle roulotte e Will torna nel bosco.
La regista ha il dono della sobrietà, ogni blocco narrativo vive di per se stesso, senza necessità di agganciarsi alle direttive di un apologo morale sovrastante: nel primo blocco ci sono l’idillio della vita a contatto con la natura e segnali di disturbi post-traumatici bellici, soverchiati da un forte legame padre/figlia di cui sono persuase anche le autorità.Segue una sorta di trattato sociopolitico che mostra, con i fatti, la longa manus della società per il reinserimento, fra moduli, patenti, cellulari, lavoro stabile, Chiesa Scuola e Comunità.Senza lasciare traccia è una bellissima storia universale raccontata con linguaggio semplice e toccante allo stesso tempo e reso ancor più bello da un’interpretazione da applausi di Thomasin McKenzie, che regala al suo personaggio un’incredibile intensità.
Sono sempre stato fuori dal coro fin dall’infanzia. Questo ha comportato problemi in famiglia e poi dopo nel resto della mia vita, fin qui a 77 anni, pochissimi amici, proprio pochi. I più li ho perduti nel corso degli anni seguendo scelte non facili e non condivise dagli altri. Ho cambiato più volte lavoro; più volte idee sul cibo, sulla politica. Mi sono dovuto ricredere su tutto. Ora forse dovrò lasciare il mio paese per non seguire le logiche aberranti di ciò che sta succedendo. In questo mio percorso a volte mi segue mia figlia. Se sarò costretto ad andarmene ancora una volta, lo farò! Per un grande filosofo greco, il sapiente che aspirava alla conoscenza piena non inseguiva i fenomeni analiticamente, mirando piuttosto a comprendere l’essenza delle cose.
Grandi pensatori hanno chiesto a loro stessi quale fosse l’essenza del Mare, fin dagli albori del ragionamento occidentale, nel tentativo di coglierne l’elementarità, la concretezza.Il grande mare che ogni mattina mi saluta, è uno, eppure è tante cose. È un’unità organica, eppure è un insieme, una molteplicità di onde, suoni, colori, di vita, sensazioni ed esperienze. E’ la Storia di questa Magna Terra dove vivo.
Gigino Adriano Pellegrini