Punture di spillo
Una volta, di chi sembrava un “buono a nulla”, si diceva di “braccia tolte all’agricoltura”. E si faceva un grave torto alla terra e alle sue coltivazioni! Lo abbiamo visto in questi ultimi anni quanto proprio l’agricoltura, per rendere, richieda studio e grande professionalità.
E questo riguarda tutte le specificità del lavoro umano: dal più umile al più sofisticato. Importante è come lo si fa, ed è questa qualità che gratifica l’uomo. C’è un’eccezione: la politica. Il discorso è pericoloso e può essere frainteso. Per qualsiasi attività, se la si vuole svolgere bene, sono necessari impegno e preparazione. Nelle professioni si richiedono anni di studio (con una gamma di valori non necessariamente eccezionali) e concorsi (quando non sono truccati). Per gli altri lavori c’è l’apprendistato e la formazione nei vari settori di specificazione.
In Politica, per occuparsi e gestire la vita degli italiani, no. Bastano l’età, la cittadinanza e non avere condanne. Si dirà: E’ la democrazia, lo stabilisce la nostra Carta Costituzionale.Eppure diversi sono gli articoli che in questi 80 anni non hanno ancora trovato applicazione, come il divieto di riorganizzazione “sotto qualsiasi forma” del disciolto partito fascista, per fare solo un esempio. Lo sottolineava uno come Norberto Bobbio, non “pizza e fichi”! Un senatore della Repubblica Italiana, oltre che filosofo e giurista.Non pretendo un Parlamento di tanti Norberto Bobbio anche se molti, soprattutto nella bistrattata Prima Repubblica, lo hanno nobilitato, ma neppure un ingresso massiccio di “inetti” che i maestri a scuola, come si è detto sbagliando, definivano “braccia sottratte all’agricoltura”.
Mi diceva un funzionario della Camera che, dall’ingresso in politica di Berlusconi e dei suoi “imitatori”, il lavoro di “toletta” all’attività legislativa si è moltiplicato e si è “scontrato” con le “esigenze” di molti di questi analfabeti politici che si oppongono a modificare i loro scritti.E così, per restare solo a questi ultimi mesi, giungono in Commissione e in Aula testi che non stanno né in cielo né in terra. Non che in passato – mi riferisce la stessa fonte – fossero tutte rose e fiori, ma quello che sta accadendo in questa legislatura ti sta facendo cadere le braccia. Ma loro sono gli “eletti” dal Popolo. Prima c’erano i Partiti che selezionavano ed anche negli uffici dei Gruppi parlamentari mandavano un personale altamente qualificato che scremava e preparava. Oggi, spesso sfaticati, “parenti di…”, analfabeti!Si spiega con questo pressapochismo la riforma della giustizia bocciata dal referendum di marzo, l’Autonomia leghista che s’inceppa nella sua attuazione, i tanti decreti che richiedono continue correzioni, la nuova legge elettorale che viene “buttata in pasto” al voto delle aule con evidenti rischi di costituzionalità.
Solo che – mi racconta l’anonimo funzionario – c’è un trucco: andare a votare prima che la Corte abbia la possibilità di correggerla. Ecco, questo è il Parlamento dove gli “inetti” hanno preso il sopravvento sui “capaci”, e che vive di questi “escamotages” offensivi innanzitutto per chi li studia.Basterebbe prevedere che chi ambisce a legiferare per il Paese avesse la preparazione per poter svolgere questo ruolo con “disciplina e onore”. Lo si chiede ai magistrati, ai medici, agli architetti, ai nostri figli. Non si capisce perché in Parlamento ci possa arrivare un qualsiasi analfabeta.
PdeA