Punture di spillo
Di nuovo otoliti fuori controllo per Giorgia Meloni. Il fratello di Paolo Borsellino, in occasione dell’anniversario dell’attentato di via D’Amelio, aveva invitato pubblicamente Giorgia Meloni a smetterla di dire di essere entrata in politica dopo la notizia di quella strage e di “ispirarsi” al giudice ucciso.
“Tutto quello che questo Governo sta facendo – disse allora Salvatore Borsellino – è di distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che Giovanni Falcone e mio fratello avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia”. Apriti cielo! Da Destra commenti al vetriolo contro quelle accuse, Il Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa si disse “dispiaciuto” per le parole del fratello del giudice ucciso dalla mafia, la Premier assicurò che “non arretreremo sulla ricerca della verità”, da Fratelli d’Italia un coro di commenti che andavano nella stessa direzione.Ma oggi, nella lotta alla mafia, i fatti danno ragione a Salvatore Borsellino. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha infatti detto “no” alla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia per fatti gravissimi che vedrebbero contestata al “Bistecchiere” anche l’aggravante della “agevolazione mafiosa”. Non siamo nati ieri. Qui la tutela delle prerogative parlamentari non c’entra nulla. Esiste invece la volontà di ostacolare il lavoro dei giudici. Ed evidentemente qualche motivo c’è, se si vuole impedire che i giudici conoscano il contenuto di quelle chat.
Non è la prima volta che la Premier a parole si mostra inflessibile ma pronta a “coprire” i compagni di partito. Avvenne proprio con Delmastro al tempo della vicenda Cospito e dello sparo di capodanno che lo vide coinvolto. C’è voluta la sberla della sconfitta referendaria sulla giustizia per convincere Giorgia Meloni a mettere alla porta lo stesso Delmastro, la sua amica Daniela Santanchè e la capo di gabinetto del ministro della Giustizia.
Ma poi l’ “operazione pulizia” si è fermata lì e il “no” di oggi alle chat dell’ex sottosegretario lo stanno a dimostrare. Per smentire quanti ritengono quelle conversazioni compromettenti sarebbe sufficiente che, quando la decisione della Giunta arriverà nell’aula della Camera, Delmastro rinunci alla “copertura” parlamentare e consenta ai giudici l’utilizzo di quelle conversazioni. Un “aiuto” alla sua Presidente del Consiglio e a quanti, anche nel Partito, si augurano che ciò avvenga.
Diversamente molti saranno autorizzati a pensare che quelle chat nascondano qualcosa di molto serio.
PdeA