Punture di spillo
Il gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni per aver inseguito in strada e ucciso i suoi rapinatori, è entrato il carcere e la politica è entrata in campagna elettorale come avvenne nell’ aprile 2008 quando Alemanno, candidato sindaco di Roma, strumentalizzò un fatto di cronaca nera avvenuto pochi giorni prima dell’apertura delle urne.
Nessuna sorpresa. Quando si è carenti di idee e progetti, i politici di questa “stagione” sfruttano ogni situazione per parlare alla pancia del “proprio” elettorato, del tutto incapaci di acquisire diversamente nuovi consensi.
E non dicono, i paladini della legittima difesa, che l’orafo era recidivo: nel 2005 si era presentato in casa del fidanzato violento della figlia con una pistola, prendendolo a pugni e minacciando anche i genitori. La lite finì con un patteggiamento di 2 mesi di carcere, che non fece, ed il divieto del gip di portare l’arma fuori del negozio.
Perché gliela lasciò? Evidentemente per difendersi all’interno della gioielleria, e non per inseguire i rapinatori fuori del negozio, sparargli dietro uccidendone due e ferirne un terzo. Cosa che invece è puntualmente avvenuto, visto che aveva dimostrato di avere il “grilletto facile”.
Mi chiedo se anche quel gip non sia corresponsabile della decisione di non averlo disarmato e non sarebbe dovuto entrare anche lui in carcere. E perché nessuno dei Salvini o dei Vannacci di Destra non si sia soffermato anche su questo particolare.
La vicenda è certamente complessa ma con alcune certezze. Con ogni probabilità ci troveremo il commerciante del nord-ovest piemontese in Parlamento a fare compagnia all’altro pistolero dell’ultimo dell’anno, Emanuele Pozzolo, perché ci sarà qualcuno a caccia di voti, che lo candiderà e verrà eletto.
Per uscire dal carcere, altra certezza, Roggero dovrà attendere la prossima legislatura sperando che al Quirinale salga nel 2029 un esponente della Destra.
E’ difficile infatti che Mattarella possa graziare, prima della fine del suo mandato, un condannato recidivo, che non si è pentito, non ha scontato almeno un terzo della pena ed ha avuto il cattivo gusto di invocare la grazia prima ancora di entrare in carcere come se si trattasse di un quarto grado di giudizio.
Al massimo – ma nessuno glielo augura – potrebbe contare su eventuali motivi di salute, sempre che siano reali e ben documentati.
Ma questo riguarderà il prossimo Presidente della Repubblica e il nuovo Guardasigilli!
PdeA