Falso che la legge elettorale aprisse alle preferenze

Punture di spillo

In queste ultime ore la politica è vissuta fra un misto di ipocrisie e di mezze verità. E’ falso che il Melonellum, nell’emendamento bocciato alla Camera, introducesse le preferenze. Almeno bella modalità di quando Giorgia, ancora all’opposizione, le reclamava nel 2014. Una delle promesse, tra le tante disattese, della campagna elettorale del 2022.

Ma le cose non sono cambiate neppure ora perché, in realtà, le preferenze non le vuole nessuno anche se c’è chi, in malafede, sostiene il contrario. A tutti i capi di partito fa comodo eleggere un “proprio” Parlamento di nominati, usi ad obbedir tacendo. E fa comodo a chi viene “scelto” di non doversi sobbarcare le fatiche e i costi di una campagna elettorale. Non le vuole neppure la Premier se, a poche ore dal voto dell’emendamento, aveva lanciato una sfida alle Opposizioni ben sapendo che non sarebbe stata accolta. Questo le ha permesso però di crearsi l’alibi del “ci abbiamo provato ma…”, consapevole che sarà con il “Melonellum” che si andrà a votare nel 2027, prima che la Corte Costituzionale abbia il tempo di esaminarlo ed eventualmente bocciarlo.Poi, logico, ci ha messo del suo muovendosi con la stessa arroganza di quando ha difeso il referendum contro i giudici. Una logica di comando che ha coagulato tutte le opposizioni e una parte della maggioranza, Salvini e Tajani in testa che hanno paura di ”doversi contare”.Infatti, se le preferenze fossero state introdotte, sia pure nell’accordo tanto furbesco quanto mal congegnato, buona parte degli attuali parlamentari non verrebbero riconfermati. Ma erano loro a votare e si sa che ai tacchini non piace di anticipare il Natale.

Si è detto di due giorni di ipocrisie e false verità. Una di queste riguarda la sfida tra il Capitano e l’ex generale, persa da Salvini e stravinta dalla “feccia” di Vannacci a Montecitorio.Ma – è questione di queste ore – la sfida si è allargata alla cronaca giudiziaria e riguarda i destini ”carcerari” del gioielliere Mario Roggero che si appresta ad entrare in carcere per aver inseguito e ucciso i suoi rapitori mentre il segretario Lega e quello di Futuro Nazionale hanno deciso di farne oggetto delle rispettive campagne elettorali.Vannacci lo fa con la consueta brutalità sostenendo che la “difesa è sempre legittima” anche quando assume, come ha sentenziato la Cassazione, la forma della vendetta.Salvini, da anni in Parlamento, è più elegante e sceglie la via istituzionale della grazia da chiedere al Presidente della Repubblica.Ma il senso di queste due “estreme destre” è lo stesso: l’impunità, comunque mascherata, di chi nell’esercizio della giustizia si sostituisce allo Stato.E l’uno e l’altro cercano di togliere spazio di manovra alla Premier.

Su tutto,da registrare la convocazione del Presidente Mattarella al guardasigilli “Puntualizzati i limiti sui poteri del ministro sulla grazia”.

Pde A

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *