Legge elettorale? Cavallo di Troia per l’assalto al Colle

Punture di spillo

Norberto Bobbio non avrebbe mai immaginato che il suo discorso di Stresa, il 2 giugno 1976 per i 30 anni della Repubblica, sarebbe potuto diventare una risposta, postuma, a Giorgia Meloni che ha chiesto di rimuovere il “tabù” di un esponente di Destra al Quirinale. Dipende…

Certo, non lei alla guida un Partito che nello stemma conserva la fiamma tricolore ereditata dal Movimento Sociale di Giorgio Almirante, giornalista fascista di un Foglio di regime per la difesa della razza.

Certo, non l’attuale Presidente del Senato che, oltre a Benito come secondo nome, si vanta di conservare in casa un busto di Mussolini.

Certo, non quel Galeazzo Bignami, (anche lui a nome non sta bene) che anni fa a Carnevale si fece fotografare mascherato da nazista.

Certo, non Giovanni Donzelli al quale manca solo il fez del Ventennio, con il cordoncino che reggeva il pon pon. La Premier, in storia un po’ ignorantella, dimentica che l’Italia è figlia dell’antifascismo costituzionale. Nel senso che tra gli autorevoli scrittori della Carta ci sono stati uomini che hanno trascorso parte della loro vita in carcere o al confino proprio per aver combattuto il fascismo.

Com’è possibile che nel Palazzo abitato per 7 anni da Sandro Pertini o da Giuseppe Saragat ci possa arrivare un “erede” di quella storia? “E vi è ancora – ricordava Bobbio nel 1976 – un punto in cui lo spirito della Costituzione è stato continuamente violato: la sopravvivenza del fascismo”, osservando che “questo marchio d’infamia della storia italiana avrebbe dovuto da tempo essere cancellato”. Ci sarà pure una ragione per la quale gli Stati Uniti, tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale, abbiano preteso di scrivere, loro, la Costituzione del Giappone e di supervisionare la stesura di quella tedesca, permettendoci invece, pur sconfitti, di scrivercela da soli.

E poi non è vero che alla Presidenza della Repubblica, siano andati, in 80 anni, solo esponenti di sinistra.

Einaudi era un liberale, Leone fu eletto anche con i voti determinanti del Movimento Sociale. Cossiga come Mattarella lasciarono la tessere della DC in omaggio alla Costituzione che all’art.87 dice che il Capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale, nel senso che non governa direttamente ma ha il compito di unire il Paese. Siamo sicuri che Meloni o La Russa lo farebbero?

La Premier non perde occasione per manifestarsi leader di partito, quindi “di parte” e La Russa, come seconda carica dello Stato, ha dimostrato in varie occasioni di non essere il degno successore di Mattarella. Infatti, la Statista della Garbatella è talmente convinta che un Parlamento libero non la potrà mai eleggere alla Presidenza della Repubblica che cerca di arrivarci utilizzando la riforma elettorale – di cui nessuno sente la necessità – come cavallo di Troia: l’imbroglio di una maggioranza farlocca come farlocca fu quella che votò Ruby nipote di Mubarak, obbedir tacendo. Molti di quegli elettori sono ancora in Parlamento, compresi Meloni, La Russa, il ministro per le riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati e così via. Personaggi preziosi, cui non rinunciare anche nella prossima legislatura, per regalare alla Destra Melon-Vannacciana un premio elettorale “monstre” che alla quarta votazione le consenta di mandare la Premier o Ignazio Benito La Russa al Quirinale.

PdeA

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