Punture di spillo 202
E’ ben nota l’insofferenza di Giorgia Meloni per i giornalisti. E’ conscia di essere…nervosetta e li evita – o è stata consigliata a farlo – per non sbroccare. Ok, ognuno ha il carattere che ha e… Giambruno ne sa qualcosa. Ma la Presidente del Consiglio – anche se oggi ha promosso a Ministro del Turismo il sottosegretario Gianmarco Mazzi – ha un’altra “tigna”: di non mettere mano al rimpasto, più che necessario, ad una squadra di governo davvero imbarazzante per la presenza di alcuni esponenti. E c’è una ragione: Terminare la legislatura e venire ricordata per il record di stabilità. La Ragazzotta della Garbatella è una grande furbacchiona. Nel discorso di insediamento, si è definita una “underdog” omettendo di ricordare che era in politica da quasi venti anni, per l’esattezza dal 2006, diventando immediatamente Vicepresidente della Camera, poi Ministro per la Gioventù, inanellando fino ad oggi 5 legislature e fondando nel 2014 Fratelli d’Italia. Insomma non proprio… “una donzelletta che vien dalla campagna”. Certamente la stabilità di un governo è un valore, ma per fare.
Ebbene, l’unico risultato ottenuto dopo quasi quattro anni è il mantenimento dei conti pubblici in ordine. Ma solo questo! Per tutto il resto il bilancio è fortemente negativo, anche per la manifesta incapacità di alcuni membri di governo che lei non ha voluto toccare per amichettismo e per non passare quindi ad un Meloni 2. L’unico trofeo, in negativo, da poter sollevare: Essere ricordata per aver battuto per durata i De Gasperi, gli Andreotti, i Craxi nella Prima Repubblica e puntando a superare i 1.412 giorni del secondo Berlusconi. Per un Paese che ha bisogno di tanto, è un po’ poco! Eppure le ambizioni della “giovane” Meloni quando è arrivata a Palazzo Chigi, erano ben altre. L’autonomia differenziata è stata messa in discussione dalla Corte Costituzionale e necessita di robusti correttivi. La riforma della giustizia è stata bocciata dagli elettori. Il presidenzialismo ha dovuto lasciare il posto al premierato che per ora sembra essersi arenato. Grande entusiasmo per l’abolizione dell’abuso d’ufficio che ora l’Europa chiede di ripristinare. Dopo la tranvata referendaria, ad un anno dalle politiche del 2027, la Ducetta ha messo mano ad una riforma elettorale che mantiene le liste bloccate ed esclude le preferenze. Meloni invece, quando era all’opposizione, auspicava che i parlamentari rispondessero ai cittadini e non ai segretari di partito. Unica novità, per vincere eventualmente le nuove elezioni, un abnorme premio di maggioranza che rischia per questo di finire sotto la mannaia della Consulta.
A complicare la situazione ci si mettono i costi dell’energia e del carburante alle stelle determinati dalle guerre in Ucraina e in Iran dagli esiti ad oggi incerti, anche per gli… umori dell’ “amico” Trump, e dalla situazione di Gaza dove Israele continua a spadroneggiare. Le tre “s” (sicurezza, soldi e sanità) che qualcuno oggi le suggerisce sono solo slogan elettorali: manca il tempo e mancano i soldi. E’ vero che la stabilità di un governo è un valore, al quale gli italiani non sono abituati, ma durare senza correttivi alla squadra e senza fare nulla…
PdA