IL DIALOGO NON SERVE.

Beaumont sur Mer-

A partire dalle prime ore del mattino di sabato 28 febbraio 2026, primo giorno della settimana lavorativa e scolastica iraniana, e durante il Ramadan, gli Stati Uniti, con il loro alleato Israele, hanno avviato quella che il presidente Trump ha definito una “grande operazione di combattimento” in Iran, denominata Operazione Epic Fury.

L’operazione parallela di Israele si chiama Roaring Lion. Funzionari statunitensi e israeliani hanno confermato che mesi di pianificazione congiunta hanno preceduto l’attacco.Il ministro degli esteri dell’Oman aveva annunciato poche ore prima degli attacchi che i colloqui sul nucleare c’era stata una “svolta”: l’Iran avrebbe accettato di non accumulare uranio arricchito e la AIEA, l’ Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, avrebbe confermato.

La AIEA è l’organizzazione internazionale indipendente fondata nel 1957, con sede a Vienna, nata per promuovere l’uso pacifico, sicuro e protetto dell’energia nucleare e impedirne l’utilizzo per scopi militari. Agisce come principale forum mondiale per la cooperazione tecnico-scientifica nel nucleare. Trump ha deciso di scatenarsi e insieme all’amico Benjamin ha iniziato a bombardare l’Iran. Per decenni, i governi statunitense e israeliano hanno sostenuto, senza prove concrete e in contrasto con i propri servizi segreti, che l’Iran desiderava dotarsi di un’arma nucleare. Questa ripetuta menzogna cerca invano di giustificare l’aggressione statunitense/israeliana contro l’Iran. Inoltre, nessuno dovrebbe illudersi che l’imperialismo statunitense si preoccupi del benessere delle donne iraniane, degli studenti o di qualsiasi altro iraniano. Non è così.Sono stati segnalati attacchi in tutto l’Iran, tra cui Teheran, Isfahan (un importante sito nucleare), la città santa di Qom, Karaj, Kermanshah, Lorestan e Tabriz. A Teheran, sette missili hanno colpito il quartiere in cui risiedeva abitualmente la Guida Suprema Khamenei, uccidendolo. Un attacco israeliano contro una scuola elementare femminile a Minab, nell’Iran meridionale, ha ucciso tra le 40 e le 51 persone.

L’Europa, svegliandosi un giorno, scopre di non poter contare più sulla protezione dell’ America e si trova in una situazione di diversa belligeranza, resistendo per non scivolare in un conflitto diretto, nonostante le crescenti tensioni specialmente con il governo di Trump che ritiene i governanti europei ,”flaccidi”. Di fronte alla drammaticità storica di portata epocale è inconcepibile voltarsi dall’altra parte e aspettare che passi la nottata. Quello a cui stiamo assistendo è la fine dell’atlantismo, che è stato un punto di riferimento costante di gran parte dei progressisti europei ed italiani dagli anni Ottanta in poi. L’Europa è ancora una volta vittima designata dell’iniziativa militare di nazioni, Stati Uniti e Israele, che ci si ostina a voler considerare alleate, nonostante nessun europeo sia stato avvisato dagli Sati Uniti dell’imminente attacco all’Iran.

Mentre la politica si divide in Italia e in Europa tra il sostegno e la critica all’avventura militare israelo-statunitense contro l’Iran, l’unica certezza al momento è che l’aggressione militare all’Iran colpirà ancora una volta duramente l’Europa e i suoi interessi strategici ed economici.

Gigino Adriano Pellegrini

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