DALL’ULISSE ALL’ATLANTICO

Beaumont sur Mer

E ‘una cosa bizzarra osservare vecchie foto. È come guardare attraverso una finestra nella memoria del passato. Ricordando come mi vestivo, chi erano i miei amici, le ragazze che mi piacevano, come mi sentivo e ciò che era importante per me in quel momento. Ho evitato guardare dietro per un bel po’ perché ero convinto che ciò mi avrebbe messo in uno strano stato d’animo, e talvolta, mi avrebbe reso un po’ triste per ciò che avevo perso. Io in realtà mi divertivo un bel po’, anche se ridevo poco, ma mi sentivo sereno nel cuore. È inaccettabile come, tanti ricordi e le emozioni di una foto possono turbare lo scorrere del tempo di una persona.

Guardando delle foto – soprattutto quelle scattate durante la mia adolescenza mi riempiva sempre con un mix di gioia e di tristezza per quello che sapevo che stesse arrivando e che cosa stavo attraversando in quei momenti. L’adolescenza è stata piuttosto dura con me, (almeno così l’ho vissuta) quindi sapevo cosa sarebbe successo e che non sarebbe stato solo caramelle e variopinte farfalle. Pensavo di essere un ragazzo forte. Da giovanissimo, rimasi completamente devastato quando mia nonna materna morì. Lei, per me, era immortale. Non avrei mai pensato di perderla, ma l’ho persa. Questo mi ha straziato il cuore in tale modo che semplicemente non riuscirei mai a descriverlo senza imbrattare 20 pagine o più. Ma, riguardando nello specchietto retrovisore, riesco ancora a vedere, anche se in modo sfocato, il breve tempo trascorso insieme a Lei quando ancora non c’era nessun altro a interferire. Quindi, sì può essere nostalgici del passato, solo se i nostri ricordi pendono nella giusta direzione.

Quando è stata l’ultima volta che ho annusato una rosa? Quando è stata l’ultima volta che mi son seduto in un parco, o su una spiaggia, ad ammirare ciò che mi circondava? Non saprei rispondere sinceramente. A un certo punto ho deciso di collocare la mia città natale nello specchio di uno scompartimento di seconda classe di un treno che correva verso nord. La gente pensava che ero fuori di testa quando ho detto loro che stavo preparando la valigia per mettermi in cammino verso il Canada occidentale! Terra del Grande Blake e delle Giubbe Rosse. I miei amici non potevano crederci e in alcuni momenti, neanche io riuscivo a farlo.

Ma, mettendo in un angolo della mia mente la paura, con la mia valigia, un rasoio elettrico, per quando la barba sarebbe cresciuta, sono salito su quella nave greca: Queen Federica. A darmi il benvenuto in Nord America fu una canzone che segnò la mia vita: “Turn, turn, turn by Pete Seeger. …A time to be born, a time to die A time to plant, a time to reap A time to kill, a time to heal A time to laugh, a time to weep.”Un tempo per nascere, un tempo per morireUn tempo per piantare, un tempo per raccogliere Un tempo per uccidere, un tempo per risanare Un tempo per ridere, un tempo per piangere.

Gigino Adriano Pellegrini

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