Beaumont sur Mer
Oggi più che mai, la liberal-democrazia si presenta agli occhi delle persone: come un edificio pericolante che non deve essere riparato ma abbattuto, in modo tale da accelerare la sua caduta. Le contraddizioni del sistema capitalistico sono molte, prima fra tutte la concorrenza. Il capitalismo, come è noto a tutti, si fonda sull’idea concorrenziale secondo cui ciascuno gode della possibilità di inserirsi sul mercato, di contrattare in assoluta libertà e di vincere la concorrenza tenendo i prezzi più bassi o offrendo merci più pregiate. Ciò che rivela delle contraddizioni a cui non è possibile far fronte e che non può in alcun modo essere salvato, va abbattuto, proprio come un corpo cancerogeno agonizzante privo di ogni possibilità di salvezza.
E come nel caso di una costruzione mal progettata e mal costruita e che è vacillante. Non solo si ha la certezza matematica che cadrà, ma ci si deve anche adoperare affinché crolli al più presto, in modo tale da sostituirla con un edificio solido e dalle fondamenta stabili e non gestito da “persone” dozzinali e di conseguenza molto pericolose per l’intera umanità.Non si può riconoscere al massacratore di Gaza e al suo amico Trump il diritto di dire che ci portano la libertà con le bombe.È un aggressione che è totalmente fuori dal diritto umano, in un mondo che non riconosciamo più. Questo nazionalismo con le vesti di un sovranismo identitario sta sdoganando la guerra come politica di potenza.
L’Europa di cui faccio parte non è un’idea di potenza, è un’idea di pace. La vera produzione che manca in Europa è quella di statisti. I cosiddetti sovranisti ci portano contro un muro, perché hanno un’idea sbagliata di come è il mondo. Ci sono parole che diventano di uso comune e non fai neanche in tempo ad accorgertene. Ed è rarissimo sapere chi le ha inventate. Come la parola “Democratura”, il cui significato è abbastanza chiaro: una fusione di democrazia e dittatura. Una parola che vuole spiegare in modo critico lo scadimento di una democrazia in un potere autoritario. E infatti negli ultimi tempi questa parola è diventata di moda tra la classe politica – un’ironia, visto che Democratura è una critica proprio ai nostri politici – e tra gli esperti di politica. Questa parola è stata usata recentemente anche da Brunetta e quindi ripresa subito da Crozza.Questa parola è stata in realtà inventata una ventina di anni fa da un noto artista modenese, Fabrizio Loschi, in circostanze particolari. Loschi ha poi sviluppato il concetto, ne è nato un libro e poi un sito e quindi ha avuto una visibilità sempre più forte. Ma non era andata così all’inizio. La parola Democratura non andava proprio giù ai politici.Tuttavia, se letta in trasparenza, la storia insegna che la concorrenza stessa, per sua inclinazione naturale, tende a ridursi sempre più, fino a sfociare nell’oligopolio o, nel peggiore dei casi, nel monopolio o come sempre più spesso viene definita con un neologismo: una “democratura”, termine che indica un regime politico che, pur mantenendo formalmente le istituzioni democratiche come elezioni e parlamento, in realtà opera in modo autoritario, limitando le libertà civili e politiche e concentrando il potere nelle mani di una ristretta élite. È un ossimoro, unendo “democrazia” e “dittatura”, per descrivere una forma di governo che si presenta come democratica ma agisce in modo autocratico. Il termine “democratura” è spesso usato in alternativa a “democrazia illiberale” o “pseudo democrazia” per descrivere regimi che si presentano come democratici ma che in realtà sono autoritari. Questo avviene grazie ad accordi, a truffe, a raggiri che portano all’eliminazione delle parti deboli e all’affermarsi sempre maggiore delle grandi potenze mondiali, che si accordano tra loro per rimuovere gli eventuali oppositori. Il termine è un neologismo, un termine di nuova coniazione, che nasce dalla fusione delle parole “democrazia” e “dittatura”. Si tratta di un concetto che indica un regime politico in cui, pur mantenendo le apparenze di una democrazia (elezioni, parlamento, ecc.), in realtà si configura come autoritario, con un forte controllo del potere da parte di una ristretta élite o di un leader. In altre parole, la democratura è una forma di governo ibrida, che si colloca a metà strada tra la democrazia e la dittatura.
Pur non essendo un regime dichiaratamente totalitario, la democratura limita le libertà fondamentali, controlla i media, reprime il dissenso e spesso ricorre a pratiche elettorali manipolate o a istituzioni liberal-democratiche svuotate di potere.
Gigino Adriano Pellegrini