Il diario di Pietruzzo 116

IL PREMIERATO GIA’ C’E’

Massimo D’Alema è convinto che il premierato non diventerà mai legge. Anche perché verrebbe bocciato dal referendum.E il… quorum? Siamo convinti che verrebbe raggiunto? In questa legislatura il progetto non ce la farà sicuramente. Nella prossima occorre vedere se le Opposizioni avranno capito la lezione del 2022 e se ci sarà un fronte alternativo in grado di battere la Destra-Destra. In caso contrario Giorgia Meloni, di nuovo vittoriosa e in corsa per succedere a Sergio Mattarella, potrebbe non trovare allora conveniente diventare Capo dello Stato con un premier forte e senza poter decidere più una “bella mazza”.

Comunque si tratta di elucubrazioni perché il premierato, anche se non codificato, di fatto già c’è. Nel governo non si muove foglia che Giorgia non voglia, gran parte de Ministri sono diventati semplici… figuranti, i decreti legge approvati sono stati 100 e altrettanti i voti di fiducia. Questo che significa? Che il Parlamento, esautorato come nel Ventennio, è stato ridotto ad un bottonificio dove deputati e senatori non si rendono conto neppure di quello che votano. Di recente alla Camera la maggioranza ha approvato un emendamento dell’opposizione sui cervelli in fuga nonostante il parere contrario del governo. Ora, o i parlamentari sapevano che cosa stavano facendo, e in questo caso siamo di fronte ad un clamoroso ribaltone, o non lo sapevano e allora ci si chiede che ci stanno a fare. Peggio, hanno sostenuto di aver capito che il Governo era favorevole. A cosa? Ad un emendamento di Renzi sostenuto dal PD? Eppure hanno votato compatti in centocinquanta senza battere ciglio. Ecco perché c’è già il premierato con una maggioranza di parlamentari ciecamente obbedienti alla Premier, incapaci di qualsiasi dissenso. Dispiace dirlo perché è la vecchia e trita polemica se quel periodo di un’aula sorda e grigia sia stato superato. Nessuno pensa all’olio di ricino e ai manganelli o al ritorno delle squadracce. Ma è così: Un solo leader che decide per il Paese. Stavo per dire Nazione!

I dibattiti alla Camera e al Senato si contato sulle dita di una mano, il question time si è ridotto ad una formalità, il transatlantico alla Camera e la Sala Garibaldi al Senato sono pressoché deserti, i camerieri delle rispettive Buvette stanno attenti a non esagerare con panini e sandwich.

Oramai, quasi assenti le informative del Governo in aula sulla politica estera. E le vicende attuali lo richiederebbero. Niente. Tutto si svolge a Palazzo Chigi, nel segreto di riunioni interne, lontano da occhi e orecchie indiscreti. Commessi e poliziotti sostituiti da personale di fiducia. Da mesi è sui giornali la polemica su alcuni colleghi “spiati” utilizzando il software di Paragon, costretto a rescindere il contratto con Palazzo Chigi dopo il rifiuto del governo a collaborare per capire chi abbia deciso le intercettazioni dei giornalisti. Perché? Cosa si vuole nascondere? Come mai, tra gli “spiati”, ci sono il direttore di Fanpage, autore di una inchiesta sui giovani di FdI che ha fatto rumore, e il fondatore di Dagospia, spesso molto critico con l’Esecutivo? E perché il Governo continua a fare finta di niente? Perché Meloni e Mantovano sono “desaparecidos”?

Dell’inchiesta si è occupato il Copasir ma, ed era immaginabile, non è emerso nulla. Ora però qualcosa potrebbe venire fuori dalle Procure di Roma e di Napoli, retta quest’ultima da Nicola Gratteri, per cercare i responsabili e, quel che più conta, gli eventuali mandanti di queste intercettazioni fuorilegge.

O ci sarà ancora un decreto legge per “bloccare” i giudici?

PdA

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