L’EREDE DEL GIUSTIZIERE

Beaumont sur Mer

Abbiamo una classe dirigente in Calabria quasi sempre – non sempre – sconfortante. Una classe giornalistica, quasi sempre – non sempre – sconfortante. Qualcuno non sarà d’accordo, ma da quello che vedo e sento non si può essere allegri.

Lo vedo avanzare superbo e minaccioso

Le nuvole raccolte intorno alle sue narici.

Ignoro le cautele. Ignoro i suoi gesti.

L’ululato dei venti è rabbioso,gli alberi si inginocchiano.

Qualche anno addietro, un pastore sopra le colline che cingono Amantea, in Calabria dopo aver condotto al pascolo il proprio gregge, tornando all’ovile si accorse che ne mancavano due. Due caprette. Il giorno successivo essendo venuto un grande temporale e non potendo uscire per cercarle, mise del cibo nei pressi del luogo dove le aveva portate a pascolare il giorno prima, nella speranza di ritrovarle. Il suo tentativo non produsse il risultato sperato. In realtà le due caprette non si erano perse. Circa un anno più tardi, di tanto in tanto, di notte, un misterioso animale si inoltrava nei caseggiati per compiere delle scorribande.Scompariva qualche pollo, qualche pecorella e qualche coniglio. Al mattino allora si sentivano le imprecazioni della gente che trovava gli orti calpestati, doveva rifare le cataste della legna e ricaricare il concime rovesciato dai carri. Le massaie a loro volta dovevano rifare il bucato che avevano steso sulla corda ad asciugare, poiché la feroce bestia dopo aver reciso coi suoi denti di ferro la funicella, aveva calpestato i panni caduti sul terreno. Chi era riuscito a vederla alla luce della luna piena, raccontava che era grosso tre o quattro volte un montone normale, che i suoi occhi luccicavano come carboni accesi, che dal mento gli pendeva una lunga fitta barba lanosa e che le sue corna erano più lunghe e più grosse di quelle di un grosso bue.Era uno Zimmaro. Un montone mitologico, indemoniato, irascibile e molto vendicativo. Diversi cacciatori avevano provato a colpirlo ma senza successo, dimostrando che era un essere stregato. Gli stessi fecero tutti una brutta fine. Il primo Zimmaro arrivò su questi lidi dall’Egitto portato da un veliero Fenicio. Era arrivato con un incarico da parte del dio egiziano Ra, il re delle divinità e il padre di tutta la creazione. Era il dio del sole, dell’ordine, dei re e del cielo. Lo Zimmaro, suo delegato, aveva l’incarico di annientare l’ingiustizia degli uomini portando loro la morte e imponendo l’ordine del mondo. Lo Zimmaro aveva ottenuto alcuni dei poteri da Sekhmet e come l’occhio di Osiride dio della morte e dell’oltretomba, era diventato un giustiziere, un oculus mundi (occhio del mondo). Lo Zimmaro divenne persecutore e pieno di odio e rabbia, assumendovun atteggiamento punitivo e vendicativo nei confronti dei furbi e prepotenti che governavano e governano la Magna Grecia dove divenne il castigatore. Gli espiatori furono gli uomini malvagi e aguzzini di altri uomini. Durante i tempi di pace e armonia fra gli uomini, lo Zimmaro andava in un lungo letargo. Questo suo rito, in Magna Grecia, non gli fu possibile praticarlo molto; e questo lo ha reso, nei secoli, sempre più irascibile e spietato.Questo suo rapporto con gli umani, chiaramente, non avrebbe mai potuto dare i “frutti” sperati. Le donne umane gli servivano solo come pratica. Il vero evento stava per rinnovarsi, ancora una volta, sulla rupe di Coreca, dove il vecchio Zimmaro ha condotto due caprette che erroneamente si pensava fossero andate perdute.

Considerando le innumerevoli malefatte e gli abusi perpetrati dai potenti della cittadina di Amantea e di quei cittadini collusi che hanno garantito la loro permanenza al potere negli ultimi anni, ci si deve aspettare grandi e inaudite punizioni da parte dello Zimmaro giovane che sta per nascere nelle grotte di quella rupe a Coreca che si affaccia sul mare di Ulisse.

Gigino Adriano Pellegrini

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