REFERENDUM: A SINISTRA UNA LEGNATA DA EVITARE
Le Opposizioni non avevano bisogno di questa legnata per sapere di poter contare su un tesoretto di 14 milioni di elettori. Semmai, c’è da chiedersi per quanto ancora? Dalle urne sono usciti gli stessi voti delle politiche del 2022 quando, divise, persero e consegnarono le chiavi di Palazzo Chigi al duo Meloni-Scurti, vincitori benché minoranza. Piuttosto la domanda è perché – se tutto va male, se il lavoro è povero, se molti non arrivano alla fine del mese e le mense della Caritas sono piene – la gente continua ad essere attratta dal canto delle “sirene” postfasciste.
E’ un interrogativo che a sinistra è ora che qualcuno cominci a farsi. Forse perché la Destra ha trovato in Giorgia Meloni il… Mosè che ha portato con pragmatismo il “popolo” di Colle Oppio fuori dalle fogne dove per decenni si era rintanato. Qui però occorre un’operazione verità: la Ragazzotta della Garbatella deve tutto a Gianfranco Fini e a Silvio Berlusconi. Il primo per aver avuto il coraggio di recidere le radici con il Movimento Sociale di Giorgio Almirante, il secondo per averla sdoganata portandola al governo nel 2008, a soli 31 anni.
Si dice che le Opposizioni siano divise. Vero, al punto di perdere le ultime politiche. Ma perché la Destra è unita? Passi per Tajani teleguidato dalla Famiglia Berlusconi, ma Salvini e Vannacci dove li mettiamo? Eppure, alle elezioni tutti insieme come un sol uomo, allineati e silenti in fila dietro la Ducetta. Si può dire lo stesso di Elly Schlein? Assolutamente no. E le critiche che le sono venute da una parte, sia pure minoritaria, del PD lo dimostrano. E sono divisioni, per non parlare dei 5 Stelle, che in occasione degli appuntamenti elettorali non si affievoliscono. Anzi. Tutti in fila, come in Fratelli d’Italia, ma per colpirla e… farla fuori.
A Schlein va riconosciuto il merito di aver preso un partito al 14 per cento ed averlo portato, nei sondaggi, al 22. Ma ora questo è il suo tetto. Che fare allora? Forse è il caso di ripensare ad una formula che riproponga, sotto altri nomi, il duo PD-Margherita: una forza progressista che si allea con una componente più moderata che però guarda a sinistra. In passato il timoniere, sempre vincitore, si chiamava Romano Prodi, oggi va trovato al più presto questo…Mosè, come si è fatto per la Meloni, in grado di caricarsi sulle spalle tutte le forze politiche alternative a questa Destra-Destra, smussando gli angoli, sorvolando sulle diversità e valorizzando solo ciò che unisce. Un programma di pochi punti programmatici chiari e da tutti condivisi. Poi, chi vivrà vedrà…
E’ difficile ma non impossibile. Lo fecero tanti anni fa i nostri Padri Costituenti, dobbiamo riuscirci noi se vogliamo che l’Italia torni ad essere quella forza democratica che è sempre stata in un’Europa che dovrà anch’essa…svegliarsi.
PdA