SALVINI: ANCHE SUL “PONTE” SEMBRA UN…BIMBOMINCHIA
Sarò sincero, non ho mai nutrito grande simpatia per Giovanbattista Fazzolari fino a quando non ho letto, nelle chat interne di Fratelli d’Italia, che il braccio destro della Premier considerava Matteo Salvini un… Bimbominchia.
Ma allora – mi sono detto – nel Partito della Meloni c’è anche una persona intelligente. Da tempo cercavo una parola che, da sola, inquadrasse il segretario della Lega, e Bimbominchia lo è. E tale si è dimostrato anche nella “sfida” al Quirinale sui controlli antimafia per la costruzione del Ponte sullo Stretto, aperta bellicosamente di mattina e chiusa in serata prima che la ruspa di Matteo Salvini si schiantasse contro un muro.
Ma proprio questa è la caratteristica di un Bimbominchia: un ambizioso che parla senza pensare, nella convinzione di portare il Governo in rotta di collisione con il Presidente della Repubblica. Ed anche questa volta, come in passato, “mamma-Giorgia” è dovuta intervenire per evitare altre grane.
La vicenda è nota. Salvini avrebbe voluto avocare a sé, per il Ponte, le stesse procedure antimafia “accelerate” seguite per la ricostruzione in due anni del Ponte Morandi. Solo che a Genova la semplificazione dei controlli era giustificata dall’urgenza di un’opera che riunisse di nuovo la città divisa in due, mentre per lo Stretto tutta questa fretta non c’è. Senza considerare che il Ponte collegherebbe due regioni, Calabria e Sicilia, ad alto tasso di mafiosità per le quali, non a caso, avverte il Quirinale, si richiedono controlli rigorosi come quelli previsti in via ordinaria.
Bimbominchia non lo ha voluto capire ma glielo hanno fatto capire la Premier e Forza Italia. In serata infatti, dopo nuove tensioni secondo le previsioni, si calmano le acque e Salvini – che aveva minacciato “non uno ma dieci emendamenti” per scavalcare in Parlamento il no del Quirinale – non può che dirsi pronto a raccogliere i “preziosi suggerimenti” del Colle. Un’altra… bimbominchiata!
PdA