SAREMO INCENERITI?

Beaumont sur Mer-

“Chi vede come siamo ridotti, e pensa che le guerre siano belle, o che valgano assai più della pace, ha il cervello storpio.” Cartesio

“Dai maiali agli sciacalli” è una nota espressione utilizzata in passato in Italia per descrivere l’evoluzione dei loghi e dei simboli storici del Partito Popolare Italiano (PPI) e della Democrazia pensa che la Cristicheana (DC), oppure, in contesti di satira politica, per fare riferimento alle trasformazioni e al degradarsi dei costumi dei partiti politici italiani nel corso della Prima e della Seconda Repubblica.

Oggi questa espressione ha assunto un significato molto pericoloso e distruttivo delle collettività umane.In ” How the Old Jackal Got the Pigs” è una celebre fiaba popolare sudafricana raccolta dal capitano Arthur Owen Vaughan. La storia racconta di come lo sciacallo, spinto dalla fame, riesca a raggirare il lupo per impossessarsi dei maiali di un contadino. Un vecchio sciacallo, disperato per la mancanza di cibo dopo che un’epidemia di peste bovina ha decimato la selvaggina che solitamente cacciava, scorge i maiali problematici di un contadino come la sua migliore occasione per un pasto, convince il vecchio poi persuaderlo ad accettare un lavoro come pastore di maiali.

Ciò che segue è una serie di inganni che lasciano il lupo coperto di fango e malconcio, mentre lo sciacallo si allontana silenziosamente con la mandria.In un mondo in cui il 90% della ricchezza è nelle mani dell’1% dei suoi abitanti, il problema dell’espansione delle aree urbanizzate non è separabile da quello della distribuzione del benessere economico. Tale disuguaglianza, com’è noto, è all’origine dei fenomeni migratori dalle aree povere del mondo verso quelle ricche.

Un ruolo determinante l’ha avuto l’urbanistica alla quale si possono attribuire precise responsabilità nell’aggravarsi delle diseguaglianze fra i popoli del pianeta. In particolare, da sempre la città è stata strumento di distinzione ed emarginazione nello sviluppo urbano; di conseguenza il divario tra ricchi e poveri continua a essere un drammatico simbolo delle diseguaglianze sociali in differenti parti del mondo. In genere, una città è composta da aree residenziali, zone industriali e commerciali e settori amministrativi che possono anche interessare una più ampia area geografica.

La maggior parte dell’area di una città è occupata dal tessuto urbano (case, vie, strade); laghi, fiumi ed aree verdi sempre più spesso disattese. Una città è un insediamento umano esteso e stabile, un’area urbana che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale. Il termine italiano città deriva dall’analogo latino civitas, e deriva dalla stessa etimologia di civiltà . Una definizione sintetica di città potrebbe essere: concentrazione di popolazione e funzioni, dotata di strutture stabili e di un territorio. Tale definizione dovrebbe avere il vantaggio di una maggiore duttilità. La rapida urbanizzazione degli ultimi decenni nelle più importanti città del mondo ha fatto emergere una serie di problematiche. Dove la mobilità è maggiore e dove di conseguenza i controlli primari vengono meno del tutto -come nella zona di deterioramento della città moderna si sviluppano aree di corruzione, di promiscuità e di violenza. Segregata nel proprio quartiere da cui non riesce ad allontanarsi per il reddito basso e precario, inchiodata cioè nei settori marginali della città e del mercato del lavoro, la popolazione più povera organizza un tipo di strutture e di relazioni interpersonali adeguato alla propria condizione di esclusione. Legata alla propria zona, stringe intensi rapporti con i propri vicini ed intreccia con questi fitte relazioni di scambio aventi come scopo il soddisfacimento di quei bisogni, alcuni dei quali elementari, che le strutture pubbliche o le possibilità strettamente familiari lasciano insoddisfatti.

L’espressione “lo svuotamento delle città dei poveri” fa riferimento a un fenomeno urbanistico e sociale noto come “gentrificazione” o (gentrification), sempre più spesso associato alle dinamiche di esclusione sociale ed espulsione dei ceti meno abbienti dei centri urbani. Questo concetto è al centro del dibattito sociologico e urbanistico contemporaneo.La “gentrificazione” (in inglese gentrification, o “borghesizzazione”) è un processo sociologico e urbanistico in cui un quartiere popolare o storicamente degradato subisce una profonda trasformazione fisica, economica e sociale. Questo sta determinando il processo di trasformazione del quartiere popolare o operaio in un’area residenziale e commerciale per classi sociali più elevate, con la ristrutturazione degli immobili e l’innalzamento dei costi della vita.

Il termine “gentrificazione” fu coniato nel 1964 dalla sociologa britannica Ruth Glass per descrivere il rimpiazzo delle comunità operaie a Londra da parte di ceti medio-alti. A partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, l’urbanistica ha conosciuto un momento di grande espansione, arrivando a costruire attorno a sé un pubblico sempre più ampio composto da specialisti e non. Il tema della città, o in generale quello degli spazi di vita collettivi, ha infatti coinvolto una molteplicità di saperi, discipline ed interessi dimostrando come esso non riguardi solamente problemi di carattere tecnico-funzionale, e mostrando quanto in verità parlare di città significhi parlare dei cuori pulsanti delle società contemporanee: luoghi di conflitto e produzione, di creazione e decisione, di desideri e cambiamento.

Gigino Adriano Pellegrini

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