Neve:la Stella di Pila, premiata con i «tre fiocchi gold».

Quattro strutture di Pila sono state inserite nella Guida ai migliori mountain club d’Italia di Andrea Guolo, edita da Morellini Editore, tra 109 selezionate in 32 aree sciistiche: Alpenwood, Société Anonyme de Consommation e Yeti, tutte consorziate con L’Espace de Pila, e la Stella di Pila, premiata con i «tre fiocchi gold».

La guida, presentata martedì 27 ottobre a Milano, durante il Milano Mountain Show, e in libreria dal 30 ottobre, racconta come il rifugio di montagna stia diventando una meta in sé, frequentata anche da chi non scia. A Pila questo cambiamento lo stanno portando avanti persone che la conca la conoscono da sempre: gestori che ci sono cresciuti, che lavorano qui da anni e che hanno scelto di investire.

LA STELLA DI PILA: TRE FIOCCHI GOLD A 2.723 METRI – La Stella di Pila, a 2.723 metri e a 30 minuti di telecabina dal centro di Aosta, ha ottenuto i «tre fiocchi gold» al primo anno di apertura. È la valutazione massima della guida, riservata a chi supera i 90 punti su 100: in Italia l’hanno ottenuta cinque strutture, e in Valle d’Aosta solo la Stella. L’edificio, progettato dallo studio De Carlo Gualla sul disegno della rosa dei venti, sorge in un’area protetta. Dalle terrazze e dal Panoramic Bistrot & Bar si vedono la conca di Aosta, la valle di Cogne, il Monte Bianco, il Cervino, la Grivola e il Monte Rosa. La cucina è affidata a SkyWay Monte Bianco, con un buffet alpino in monoporzioni costruito sui sapori valdostani. Telecabina e struttura sono senza barriere architettoniche, quindi raggiungibili anche da famiglie, anziani e persone con disabilità motoria. Con l’apertura estesa fino a maggio, la quota resta accessibile anche in primavera.«Il riconoscimento premia un modello fondato su territorio, accessibilità e costanza nel cercare di migliorare, e premia il saper fare rete: la gestione della Stella l’abbiamo affidata a SkyWay Monte Bianco, un’altra realtà valdostana», dichiara Davide Vuillermoz, presidente di Pila SpA. «Ma la Stella è la parte più visibile di un cambiamento che riguarda tutta Pila. Che nella guida ci siano anche Alpenwood, la Société e lo Yeti dice che chi lavora in quota ha scelto di investire sulla qualità dell’accoglienza».

ALPENWOOD: IL LOCALE DELL’INFANZIA RICOSTRUITO DA CHI COSTRUISCE IN LEGNO – A Chamolé, a 2.250 metri, Alpenwood ha aperto a dicembre 2025 al posto de La Baraka, dove Corrado Besenval e Luca Frutaz si fermavano da bambini dopo aver imparato a sciare a Pila. Il nome viene dalla pista Renato Rosa, che parte accanto al locale e che per loro era «la pista del Bosco»: in inglese wood significa sia legno sia bosco. Costruttori in legno da cinquant’anni, hanno seguito il cantiere sul progetto dell’architetto Paolo Venturotti. Il legno è usato per strutture, rivestimenti e arredi; all’interno ci sono un camino sempre acceso e ampie vetrate sul paesaggio. La terrazza è esposta al sole dall’alba al tramonto e la carta dei vini supera le 200 etichette. Il sabato è dedicato all’après-ski.«La Baraka era la tappa fissa per la cioccolata e per le cene del sabato sera, con pericolosissime discese al rientro», raccontano Corrado Besenval e Luca Frutaz. «Abbiamo voluto ridare vita a un locale che ha accompagnato due generazioni, conservando il clima ospitale di allora dentro un’architettura alpina contemporanea. Alpenwood è l’espressione del nostro mestiere, e nel frattempo abbiamo scoperto di saper fare anche i ristoratori».

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