NOI FIGLI DEL SUD

Beaumont sur Mer-

In tutti gli anni che mi porto sulle spalle, ho sempre pensato che le difficoltà non erano ostacoli da evitare ma prove da superare, opportunità che avrebbero aiutato a scoprire e allenare le proprie virtù attraverso il sapore della conquista: era questo il punto di partenza per costruirsi un’identità solida che affondava le basi nell’autostima e l’orgoglio di essere nati in una terra gloriosa.

“Sono certo che la mia vita è frutto di una comunità, e fintanto che vivo sarà un beneficio fare per la stessa tutto quello che mi sarà possibile.” George Bernard Shaw.

Potrei anche essere d’accordo sulla mia follia; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale.“La mia Terra è un triste Ulivo senza volerlo ne cerco l’oblio!”Questi versi evocano una profonda, malinconica e viscerale connessione con la propria terra d’origine (spesso associata al Sud Italia, alla Puglia o alla Calabria), intesa come madre dolorosa, radice immobile e luogo da cui si desidera fuggire per trovare l’oblio, pur restandovi indissolubilmente legati.

Un mostruoso tarlo si è fatto strada nel mio piccolo cervello: come non piangere la terra che mi ha dato i natali dopo esser finita degli sciacalli italici che l’hanno condannata all’oblio senza fine? Intanto, la terra che fu di Pitagora, di Cassiodoro, Campanella e Alvaro, vive nell’assurda speranza cristiana di un cambiamento che non si intravede neanche in lontananza. Un cambiamento che tutti sembrerebbero volere ma nessuno osa intervenire, perché per cambiare bisognerebbe diventare amanti della proprio terra in grado di coinvolgere i suoi stessi conterranei nelle scelte, ascoltare le loro proposte, anche quelle non condivisibili e le innumerevoli esigenze di ogni singolo. I giornali locali, come pure i social e TV hanno sottolineato la “massiccia partecipazione della popolazione” contro il caro vita.

Trovo ridicolo tutto questo per un semplice motivo: se gran parte della popolazione ha partecipato all’evento, gli unici che non si sono visti sono stati i poveri. Forse perché diventati parte del “melting pot” tanto caro agli americani? In genere ricchi e Poveri partecipano frequentemente a concerti, feste patronali e manifestazioni estive all’interno dei loro tour ufficiali, ma non partecipano a manifestazioni di carattere politico o sociale.La partecipazione di diverse classi sociali alle manifestazioni politiche e sociali solleva perplessità radicate nella disparità di motivazioni, risorse e percezione pubblica tra ceti benestanti e fasce più povere della popolazione. Mentre i primi affrontano spesso accuse di idealismo distaccato, i secondi si scontrano con barriere materiali e il rischio di strumentalizzazione. Si ha l’impressione che la tendenza delle élite istruite a deviare l’agenda dei movimenti verso istanze post-materiali (es. diritti civili astratti), oscurando i bisogni economici reali e urgenti come il carovita.Amantea sembra essersi distinta come una delle risposte più imponenti, con un corteo pacifico di circa 5.000 persone che ha sfilato fino al lungomare. Non si riuscivano a distinguere i benestanti dai poveri. Tutti uniti contro il carovita. La protesta ha visto la serrata completa delle attività commerciali e la partecipazione attiva di diversi sindaci del territorio con la fascia tricolore.All’improvviso sembravano essere spariti gli strati del benessere. “In questo scenario, Amantea e l’intero comprensorio rischiano di pagare un prezzo ancora più alto. Le vere difficoltà delle famiglie povere sommate a quelle dei commercianti, degli artigiani, degli agricoltori, degli autotrasportatori e di tutte le attività produttive che ogni giorno cercano di resistere a costi crescenti e prospettive incerte, sono materia di una commedia depistante degna delle fake news che hanno riempite le pagine di quasi i tutti i mass media regionali e nazionali. All’improvviso, le insanabili ferite, dei meno abbienti, subite nel tempo da questa cittadina tirrenica l’hanno vista soccombere e precipitare “nel baratro del dimenticatoio e nessuno si ricorderà di questa ‘Stella Marina’, sconfitta e lasciata morire. Sconfitta dall’inerzia e dall’ignavia di chi non ha voluto, di chi non ha voluto affacciarsi oltre, di chi si è basato solo sul proprio tornaconto. Artefici naturali di questo tracollo, senza possibilità di risalita: l ‘apatia e il rancore. Mentre questa sceneggiata, come sempre si svolgeva davanti alle telecamere, foto e quant’altro, nel silenzio e con grande tristezza, i giovani di questa terra maledetta, emigrano, vengono assorbiti dalle sale giochi, slot machines, carte da gioco, alcool e droga. La programmazione, l’intercettazione delle risorse dei fondi europei, i progetti per l’occupazione, la modernizzazione, la velocizzazione delle pubbliche amministrazioni, il coinvolgimento del cittadino quale portatore di interessi, le scelte condivise, le proposte, le idee dovrebbero far parte del futuro di una collettività, non di una società umiliata e mortificata, lasciata in mano ai truffatori, agli “improvvisatori” e fannulloni di questo sprofondato Sud.Il divario tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno non si limita al Pil pro-capite, ma a tanti altri indicatori, come la continua migrazione delle forze giovanili verso altri regioni e verso l’estero, l’elevato numero di giovani che abbandonano gli studi, l’inconsistente capacità di attrazione di investimenti dall’estero, il peso ancor maggiore rispetto al resto del Paese della burocrazia, dell’inefficienza istituzionale, della corruzione, della lentezza giudiziaria, dell’economia sommersa, del trattamento dei rifiuti gestiti dalla malavita e di amministrazioni che neanche sanno cosa vuol dire “Bene Comune”, la grande catena che lega insieme gli uomini nella società.

“Perché nascano i buoni e ciascuno faccia l’ufficio a che è nato, e si schifino i mali ha bisogno ogni comunità di legge.” (Tommaso Campanella) .

Gigino Adriano Pellegrini

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