Punture di spillo

Palazzo Chigi: dalla Ducetta nera alla Ducetta rossa?

La volontà di Elly Schlein di puntare a Palazzo Chigi “con o senza Primarie” ci dice tre cose. Innanzitutto che il “decisionismo” di Giorgia Meloni ha contaminato la segretaria del PD diventando per lei una “cattiva maestra”. In secondo luogo, la quasi certezza che la Destra ha ora concrete possibilità di vincere di nuovo le elezioni. E che infine, dopo la probabile sconfitta, il PD si libererà definitivamente della Schlein.

Il “vado io” a Palazzo Chigi, la segretaria PD, l’avrebbe dovuto dire un minuto dopo l’annuncio della sconfitta della Meloni al referendum contro i giudici. Allora sì, avrebbe mostrato un decisionismo da leader, spazzando di colpo le ambizioni di Conte e di quanti al Nazareno nutrivano la speranza di farle le scarpe. E invece, con il suo attendismo, Schlein ha disseminato di mine il percorso del Campo Largo lasciando al sessantaduenne avvocato di Volturara Appula un’intera autostrada per coltivare il “sogno” di tornare, nonostante il 12% dei Cinquestelle, per la terza volta a Palazzo Chigi.

Ma – ciò che è più grave – ha dissipato il patrimonio di voti che il referendum aveva assegnato agli oppositori della Meloni, tornati numerosi a votare pur di mandarla a casa.

Schlein non ha capito, e per un aspirante leader è gravissimo, che era il momento decisivo per sferrare l’attacco decisivo a quella Destra che gli Italiani avevano messo al tappeto. Solo pochi giorni per stendere con le altre Opposizioni un programma in pochi punti per le vere esigenze del Paese: costo della vita, salari, sanità, scuola e giustizia. E via ad una martellante richiesta di dimissioni del governo con scioperi ad oltranza e la richiesta al Colle di “tutelare” la nuova maggioranza che nel Paese si era di fatto formata.In tal modo avrebbe impedito sul nascere il tentativo di Meloni di una modifica della legge elettorale che sarebbe plasticamente apparso come un modo surrettizio di blindarsi a Palazzo Chigi.Niente.

Schlein non ha saputo cogliere il momento lacerando la Coalizione che si stava formando e mostrandosi titubante nel decapitare sul nascere le ambizioni di Conte e i disegni alternativi di alcuni esponenti del suo stesso partito. Ed ora fa la dura, la decisionista. Ma è troppo tardi. Il treno è già passato: Il Campo Largo non è mai esistito, il Presidente dei Cinque Stelle ha avuto il tempo di crescere nei sondaggi, il programma di governo è di là da venire, gli astenuti sono rientrati delusi nel loro “recinto”.Elly ha dimostrato di non essere una leader.

Al Paese non serve!

PdeA

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