Garantire a ogni paziente colpito da ictus un percorso riabilitativo appropriato, tempestivo e soprattutto omogeneo, indipendentemente dalla regione in cui risiede: è questo il forte appello lanciato dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Odv).Ieri, 14 ottobre, al Ministero della Salute è stato presentato il primo Report Nazionale sulla Riabilitazione Ospedaliera post-ictus, uno studio pionieristico che fotografa l’evoluzione del settore in Italia nel periodo 2013-2024. Commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini e supportato attivamente da A.L.I.Ce. Italia Odv, il documento è stato coordinato da Luca Giorgio, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
La ricerca poggia su solide basi scientifiche, avendo analizzato i dati ufficiali delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), gli Open Data del Ministero e i rilevamenti ISTAT.Per oltre venticinque anni, l’impegno dell’Associazione si è concentrato sulla prevenzione, sulla conoscenza dei fattori di rischio e sulla prontezza nel riconoscere i sintomi per allertare immediatamente i soccorsi. Oggi, però, le testimonianze quotidiane di migliaia di pazienti e caregiver evidenziano una nuova, drammatica priorità: la fase successiva al ricovero in Stroke Unit. La riabilitazione ospedaliera non è un semplice passaggio burocratico, ma rappresenta il “futuro” stesso del paziente, l’unica reale possibilità di “riprendersi la vita” dopo un trauma così profondo.Il Report conferma numericamente una criticità che A.L.I.Ce. denuncia da tempo: la profonda disparità territoriale nell’accesso alle cure riabilitative di alta specializzazione.
Un divario geografico che penalizza il recupero funzionale di troppi cittadini. Davanti alle istituzioni, l’Associazione ha ribadito la necessità medica e sociale di superare queste barriere, affinché il diritto alla salute e al pieno recupero sia identico da Nord a Sud del Paese.
P. St.