Beaumont sur Mer
’“La felicità non è un dono innato o mistico, ma una conquista attiva che si ottiene spostando l’attenzione da sé stessi al mondo esterno.” B. Russell
Oggi il termine crisi viene utilizzato quasi sempre con un’accezione negativa, sino a diventare, in molti casi, sinonimo di perdita; si parla di crisi dei valori, economica, individuale, sociale, strutturale, politica e via dicendo. È interessante questa necessità che le persone hanno di giustificare, di dover precisare a che tipo di crisi ci si riferisca, cercando di mantenere divisi questi numerosi aspetti come se un’unione di questi ultimi potesse essere ingestibile, talmente devastante da non poter essere lontanamente contemplata.
Anche quando viene usata la parola “globale” quello a cui ci si riferisce è la sfera economica, non la globalità delle sfaccettature umane. Dove è finita la singola persona, nascosta dietro a possesso e numeri? Come può il singolo uomo gestire questa situazione, nata dalle sue stesse mani ma che si è trasformata velocemente in qualcosa che lo sovrasta e lo comanda? Qual è il limite tra patologia e salute? Che contributo può dare la psicologia in questo momento storico?Combattere l’infelicità causata dai prepotenti richiede una strategia focalizzata sul recupero del proprio potere personale e sulla creazione di confini netti con chi la causa.
I prepotenti alimentano il proprio ego proiettando le proprie insicurezze sugli altri; togliendo loro il controllo, l’impatto della loro tossicità svanisce.È una sensazione frustrante e profonda: percepire che la propria infelicità, l’ansia per il futuro o il senso di impotenza siano il risultato di decisioni prese dall’alto da dinamiche socio-economiche globali, grandi corporation o élite finanziarie (quelli che spesso si autoproclamano ” padroni del mondo”. Quando le regole del gioco sembrano truccate, l’insoddisfazione cessa di essere solo un fatto intimo e diventa un riflesso del contesto che ci circondaPer combattere l’infelicità legata a momenti di sottomissione a dinamiche sociali, lavorative o psicologiche che privano l’individuo della propria autonomia — è necessario scardinare i meccanismi di impotenza appresa e di omologazione che condizionano la percezione di sé. Quando l’uomo esiliato in una posizione subordinata, l’infelicità non deriva solo dalle condizioni esterne, ma dal modo in cui la mente elabora la mancanza di controllo.
Il sistema economico globale si alimenta spesso delle nostre debolezze, dei nostri desideri indotti e del nostro tempo. Il primo passo per combattere questa infelicità è limitare il più possibile il potere sulla nostra vita quotidiana,Il modello dominante indotto spinge verso una produttività esasperata e il consumo costante. Rallentare, praticare il “minimalismo esistenziale” e ridefinire il concetto di successo personale al di fuori del denaro o dello status rompe questo meccanismo.Il potere economico ha storicamente teso a subordinare la creatività umana, trasformando l’atto generativo in un asset standardizzato e finalizzato al profitto. Questa dinamica si esprime attraverso movimenti strutturali che ridefiniscono costantemente il rapporto tra capitale e intelletto.
Quando le logiche di mercato dominano la produzione culturale e intellettuale, il valore di un’idea non viene più misurato sulla base della sua originalità, del suo impatto sociale o della sua bellezza intrinseca, ma sulla sua monetizzabilità a breve termine. Il sottomettere la creatività umana ha raggiunto una nuova e critica frontiera con lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale generativa.Negli ultimi trent’anni la creatività umana si sia molto impoverita. Sia come produttori che come consumatori, tendiamo ad appiattire molto il nostro gusto estetico. Guardiamo tutti gli stessi film, ascoltiamo la stessa musica, e leggiamo gli stessi libri. Internet, una tecnologia nata anche per dare a chiunque la possibilità di esprimersi e trovare contenuti originali, con il tempo ha contribuito ad omologare stili e preferenze. E mentre noi ci appiattiamo creativamente e culturalmente, l’IA sta progredendo molto, anche da un punto di vista creativo. Nonostante l’esplosione dell’intelligenza artificiale dell’arrivo di ChatGPT(è un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale generativa, sviluppato da OpenAI, che comprende il linguaggio naturale e risponde in modo simile a un essere umano.) La IA si è insinuata nelle nostre vite e nei nostri flussi di lavoro quasi inosservata.
L’iniziale effetto “wow” e l’incredulità hanno lasciato il posto alla curiosità, alla sperimentazione e, gradualmente, alla comprensione di come integrarla nell’esistenza umana. Se l’IA può generare testi, immagini, musica e persino idee originali in pochi secondi, sorge spontanea la domanda: che ruolo rimane per l’ingegno e la fantasia umana?
Gigino Adriano Pellegrini