Beaumont sur Mer-
Fino a qualche mese fa, ero convinto di essere cambiato molto rispetto a qualche anno fa, invece mi ritrovo quello di prima.Questa scoperta è avvenuta mentre ne stavo seduto al Caffe Torchia a bere il mio solito decaffeinato macchiato. In men che non si dica, mi sono ritrovato a recuperare, per così dire, la mia “originaria natura”. Mi sono ritrovato ad osservare un certo numero di cose, che pensavo fossero ormai parte della mia persona passata.
Mi sono alzato per recarmi alla toilette e guardarmi allo specchio e ho visto quel famoso selvaggio di Darwin che si era civilizzato e che, ritornando nella sua tribù d’origine, ridivenne selvaggio, perdendo, in pochissimo tempo tutto quello che aveva acquisito in anni di grande fatica. Il sudore aveva invaso il mio viso e l’acqua fredda del rubinetto non riusciva ha ridarmi una pelle che non producesse quel fastidioso sudore.Un vecchio detto popolare, veicolato fino a me verbalmente da nonna Domenica, dice che se vuoi continuare a rispettare i tuoi concittadini coinvolti in politica, o il tuo appetito per il pesce, dovresti fare attenzione a non essere presente quando i primi vengono puliti o i secondi vengono prodotti.
È l’anatomia dell’uomo, scriveva Engels, cioè, la chiave dell’anatomia della scimmia. Quindi, se si osserva il processo di una religione nel suo formarsi, si possono fare alcune ipotesi sulle origini di quelle religioni che sono state messe insieme prima che la maggior parte delle persone imparasse a leggere.
Ovidio scriveva “Ego nec sine te nec tecum vivere possum”, Non posso vivere con o senza di te. “Lottano tra loro e tirano il mio debole cuore in opposte direzioni l’amore e l’odio ma (penso) vincerà l’amore.”Amo le caviglie di una donna, come ciò che si nasconde dietro un folto cespuglio. Ogni essere umano, che sia scienziato o filosofo, cerca la verità o fa finta di cercarla. E la cerca come si cerca la persona amata? La scoperta della verità è sempre, come tale, piacevole. Ma non è necessario che il contenuto scoperto sia amabile. Il poliziotto cerca il colpevole, ma non lo ama come tale; e la verità che scopre è sempre brutta, spesso orribile.
Quando si parla d’un amore della verità, dobbiamo distinguere. C’è da un lato la soddisfazione di conoscere, dall’altro lato la gioia della verità, la gioia nella verità come tale.La verità non è qualche cosa di inutile, non è una macchina lussuosa. È un bisogno degli esseri umani. Ponzio Pilato rivolge una domanda all’uomo sanguinante che ha di fronte, “Che cos’è la verità?”. Ma non ha nessuna intenzione di ricevere la risposta di aspettare la risposta di Cristo che sta ai suoi piedi. La sua era ovviamente una falsa domanda. La verità, quella che davvero interessa la persona umana , cioè la conoscenza di noi stessi e degli altri e la cerchiamo anche nelle relazioni. Questa è la ragione, per la quale verità e amore camminano insieme.
La verità che ciascuno di noi cerca non è un oggetto, non è la soluzione di un problema di fisica; non è neppure un livello superiore di conoscenza, che conceda la chiave del successo nell’economia o nella politica. Al contrario, la menzogna esiste ovunque nel sociale, come in tutto il genere umano dall’invenzione del linguaggio.Questo è il punto in cui la persona potrebbe scoprire che amare non è sempre uno stato permanente dell’essere, ma temporaneo e fugace come un millennio agli occhi dell’universo. Un sentimento complesso di attaccamento e di ossessione. Libri come “On the Road” di Jack Kerouac, per esempio, hanno anche un diverso tipo di influenza. Essi possono, se pensiamo a loro come grande letteratura, penetrare nel sangue. Forniscono contenuti che forse varrebbe la pena sperimentare. Guiderò di notte, in modo che il viaggio non subisca alterazioni di giorno. Mi fermerò a fare il pieno di benzina, bere del decaffeinato macchiato. Il viaggio in mezzo alle Montagne Rocciose sarà estremamente duro ma affascinante. Vorrei starmene nei piazzali delle stazioni di servizio al buio a guardare le stelle nel cielo freddo, chiaro, ascoltando “A whiter shade of pale” dei Procol Harum: “We skipped the light fandangoturned cartwheels ‘cross the floorI was feeling kinda seasickbut the crowd called out for moreThe room was humming harderas the ceiling flew awayWhen we called out for another drinkthe waiter brought a tray.And so it was that lateras the miller told his talethat her face, at first just ghostly,turned a whiter shade of pale
Dal bosco,il ruggito del puma e il vento tra i capelli. Mi immaginavo d’essere un personaggio appartenente al romanzo di Kerouac. Poi risalirò in macchina, curvo sul volante, mentre i camion si avventeranno alle mie spalle, e la radio scoppietterà il suono andando dentro e fuori, con vecchi motivi degli anni sessanta, alzerò la testa. Poi inizierò la lunga discesa verso le luci della città di Vancouver sull’ oceano Pacifico, a tarda notte, tardi nella mia vita, da solo. L’autostrada non consiglia di attraversare questo territorio in solitario. “On the Road” è una performance di parole che trattano una delle emozioni più difficili da esprimere la vulnerabilità maschile. Non è troppo difficile immaginare un Sinatra che schiocca le dita tranquillamente con l’accompagnamento musicale. I battiti del cuore saranno il metronomo dei miei sentimenti esplicitando quindi la loro scansione ritmica. Si inizierà con più di una lacrima rivedendo Vittoria e Alessandra, le figlie canadesi di mio fratello Ciccio che non c’è più.
Gigino Adriano Pellegrini