Beaumont sur Mer –
Il termine latino “Cui Bono” viene usato come domanda retorica per indicare che, dietro a un evento, un crimine o una decisione, il colpevole o il vero mandante è probabilmente colui che ottiene un vantaggio o un profitto dalla situazione. L’espressione fu coniata dal pretore romano Lucio Cassio Longino Ravilla e resa celebre da Cicerone in diverse orazioni per smascherare i responsabili di un delitto cercando il movente economico o di potere.Marco Tullio Cicerone non ha inventato, come già accennato, questa espressione, ma ha il merito di averla resa celebre e popolarizzata inserendola nelle sue orazioni giudiziarie.
Nelle sue opere, Cicerone attribuisce esplicitamente la paternità di questo criterio a Lucio Cassio Longino Ravilla (tribuno della plebe nel 137 a.C. e console nel 127 a.C.), un giudice romano noto per la sua severità ed equità. Cassio consigliava di porsi sempre questa domanda durante i processi per omicidio, poiché il colpevole di un crimine coincide quasi sempre con colui che ne trae un vantaggio economico o politico.
Oggi la frase viene utilizzata nel linguaggio giornalistico, politico e criminologico (spesso alternata al sinonimo senecano cui prodest) per indicare la necessità di identificare i reali moventi di un evento misterioso o di un reato, seguendo la scia degli interessi e del denaro.Riflettendo, in riva all’Ulisse settembrino e ad un rosso tramonto, sul sentimento di libertà e su quello passionale, sono giunto alla conclusione che ambedue costituiscono la sostanza propulsiva necessaria al superamento di ogni barricata culturale e classe sociale.
Qualcuno ha scritto: “Chi ama liberamente può amare chiunque e qualunque cosa.” Di certo, chi osa amare non ama ciò che gli viene imposto che deve amare, ma ciò verso cui sente spontaneamente e liberamente amore. Al contrario l’amore non libero, ma “illecito” o forzato o distorto o anche semplicemente incanalato è costretto a restringere il suo campo di azione nell’ambito di ciò che viene predestinato dalle convenzioni sociali e religiose come giusto, o comunque legittimo.
Il libero sentimento si muove indipendentemente dalle limitazioni psicologiche e sociali, assumendo così un vero e proprio carattere rivoluzionario. Il libero sentimento è di fatto rivoluzionario, non nel senso che combatte direttamente le barriere umane e le regole sociali, ma nel senso più profondo del termine, in quanto si muove direttamente nella verità della dimensione umana, insomma nel cuore dell’uomo, nella sua specifica umanità, nella autenticità dei rapporti umani. È impossibile resistere al richiamo allettante della passione.
La passione non ha rivali; incontrastata, domina la mente e il corpo, usurpa tutte le forze e se ne nutre impudicamente, ottenebra il lume della ragione, divora ciò che ancora non ha soggiogato con il suo potere stordente; impietosa, ruba ogni esiguo stillicidio di serenità, sospingendo subdolamente la vittima nel suo vortice.
La passione annichilisce e delizia, ubriaca di vita e dissipa, crea e distrugge, affonda nei relitti dell’inferno e innalza allo splendore celestiale. Il libero sentimento rivela i moti sottili dell’indomito spirito umano, apre i cuori degli uomini ed unisce spontaneamente le persone tra loro. Il sentimento libero è un atto rivoluzionario e davanti alle barriere umane: filtra tranquillamente attraverso di esse, noncurante di esse, si muove indipendentemente da esse, e mette in relazione le energie. Ogni vera ed autentica rivoluzione, in questo come in altri casi, non è tanto una lotta contro ciò che opprime, quanto l’affermazione e la manifestazione diretta di una verità dell’animo umano, una verità di sentimento, che indirettamente fa crollare ogni realtà costruita, artificiosa e dunque falsa.
L’amore appartiene per sua natura alla sfera dell’indicibile; come tutto ciò che ha a che fare con l’anima, con la dimensione più profonda e segreta dell’essere, è vicino al mistero, si accompagna al silenzio. Superare la barriera dell’inesprimibile, dare forma, corpo all’indicibile è un’impresa folle, ‘piena di paura’, in cui soltanto gli artisti, i poeti si sono cimentaci da sempre. Di fronte all’amata l’amante prova un senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha il sentore di aver vissuto fino a quel momento in uno stato di privazione: la sua presenza è fonte di un benessere che sembra avere possibilità inesauribili.
L’esperienza sembra dirci che è la vicinanza a provocare il turbamento: qualcuno o qualcosa verso cui lo sguardo si dirige ci cattura. Ma in verità l’amore vive e si alimenta di ciò che accade in noi, nella nostra interiorità. La persona su cui abbiamo posato il nostro sguardo, e il nostro desiderio assume un significato unico: è insostituibile perché soltanto essa può evocare in noi delle dimensioni interiori profonde e particolarissime.
Gigino Adriano Pellegrini