L’INDOVINO DI REBEIZ AL MUSEO NAZIONALE ETRUSCO DI VILLA GIULIA.

A Roma Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia accoglie, fino al 29 novembre 2026, la mostra personale dell’artista anglo-libanese Mouna Rebeiz, intitolata L’indovino. L’esposizione, curata dalla storica e critica d’arte Roberta Semeraro, crea un ponte ideale e spirituale tra la contemporaneità e l’affascinante civiltà etrusca, celebre per la sua profonda connessione con la divinazione e il sacro.

Mouna Rebeiz, classe 1957, laureata in Psicologia alla Sorbona e all’Università Saint Joseph di Beirut, presenta a Roma un corpo di opere che dialoga intimamente con gli spazi e la collezione permanente del museo. Al centro della sua ricerca si colloca la figura dell’indovino, un archetipo universale che attraversa la storia dell’umanità. Per gli Etruschi, l’aruspice era il tramite tra il mondo terreno e quello divino, capace di interpretare i segni della natura, dai fulmini alle viscere degli animali. Rebeiz reinterpreta questo bisogno umano di decifrare l’ignoto e il futuro, traducendolo in tele e installazioni dal forte impatto cromatico e materico.

La curatela di Roberta Semeraro mette in luce proprio questo cortocircuito temporale. I visitatori si trovano immersi in un percorso espositivo dove i capolavori dell’arte etrusca – custodi di misteri millenari – riflettono e amplificano le suggestioni delle opere contemporanee. I pigmenti intensi dell’artista, spesso stesi con una tecnica che evoca antiche alchimie e sovrapposizioni temporali, si integrano perfettamente con le terrecotte e i bronzi del museo. I tarocchi sono realizzati su superfici specchianti di grandi dimensioni per interagire direttamente con il visitatore nella cornice rinascimentale di Villa Giulia.In un’epoca dominata dall’algoritmo e dall’illusione del controllo assoluto, L’indovino ci ricorda l’importanza del mistero, dell’intuito e dell’irrazionale.

L’arte di Rebeiz non si limita a omaggiare il passato, ma interroga il presente. Le figure create da Mouna sono presenze ieratiche, messaggere di una spiritualità arcaica e globale, influenzata sia dalle radici mediorientali dell’artista che dalla tradizione pittorica europea.I tarocchi sono realizzati su superfici specchianti di grandi dimensioni per interagire direttamente con il visitatore. Il progetto tecnico dell’allestimento è affidato allo Studio Palinsesto di Londra di Simonpietro Salini e Federico Lippi, mentre la monumentale – 16 metri di altezza – installazione Mythodea – che rappresenta la Temperanza, il 14° arcano nei tarocchi, si avvale della regìa dell’artista visivo e regista sloveno Atej Tutta.L’evento si pone come uno degli appuntamenti più suggestivi dell’autunno culturale romano, offrendo una chiave di lettura inedita per riscoprire il patrimonio etrusco attraverso la lente vibrante dell’arte contemporanea.

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