La lettura preferita di Giorgia Meloni: Pinocchio!

Punture di spillo-

Abbiamo conosciuto Giorgia Meloni, giovane e arrogante, gridare ed ammonire dai banchi dell’opposizione, i governi che si sono alternati negli anni a Palazzo Chigi. Poi l’abbiamo vista, da Premier, autodefinirsi una “Underdog” ma -con la stessa grinta – “azzannare” chi osava rinfacciarle di fare il contrario di quello che aveva promesso. Ed è avvenuto spesso.Quindi, dopo i primi mesi di studio e di ambientamento, la ragazzotta della Garbatella ha deciso di farsi riprendere dalle telecamere per i saloni di Palazzo Chigi – sempre seguita dalla fidata segretaria personale – affidando il suo racconto “buonista” ad un’agenda blu.Infine, il buio! La fuga dai giornalisti e qualche sporadica conferenza stampa. Solo se… obbligata! Altrimenti, la scusa era l’otite di cui soffre da tempo.

In estate, in vista del record di durata del suo governo e forse in previsione delle elezioni del prossimo anno, Meloni è intervenuta – come mai in precedenza – a diversi appuntamenti istituzionali e mediatici, accompagnati da un profluvio di interviste, quasi tutte con lo stigma delle domande e risposte scritte, per “celebrare” il record dei quattro anni di governo. Più importante di tutte, per il prestigio internazionale della Testata, quella al New York Times che ha pubblicato un ampio ritratto e profilo politico della Premier, preceduta tra le altre, il 22 luglio al Giornale e il 14 agosto a Milano Finanza, e culminata il 12 settembre con una lunga intervista al Foglio. L’intenzione è chiara: Un’elevata autostima che le consente un racconto solo di luci e infiocchettato di aggettivi al superlativo. Se poi la narrazione non trova riscontro nella realtà del Paese, questo non importa. Come l’ex “amico” Trump che di recente l’ha ripudiata, anche Meloni se la canta e se la suona. L’ultima “perla”, in fatto di coerenza, la Premier l’ha affidata al Foglio: “Giorgia non è disposta a fare quello in cui non crede, per calcolo politico o elettorale”.Una frase, si direbbe, dal sen fuggita visto che al Senato nello stesso giorno il Partito della Premier, per calcolo politico, ha introdotto nella legge elettorale un sistema di preferenze “farlocche” cedendo a Lega e Forza Italia che, contrari, avevano minacciato la crisi di governo.

Perché “farlocche”? Perché, contrariamente agli annunci, i capilista non sono liberi ma decisi dalle Segreterie, e ci sarà un listone di 105 parlamentari tra Camera e Senato scelti dai Partiti e sui quali l’elettore non avrà alcuna possibilità di scelta.L’incoerenza di Meloni è palpabile, avendo sostenuto in decine di interventi parlamentari e televisivi che le preferenze libere sono “l’unico sistema veramente democratico per dare ai cittadini il potere di scegliere da chi farsi rappresentare”. E, come si vede, così non sarà!Ma non basta. In un “punto stampa” improvvisato a Vercelli la Premier si è tradita sulla reale finalità della legge elettorale: aggirare la Costituzione con legge ordinaria e introdurre in maniera surrettizia il premierato. Come? Dando agli italiani, ha puntualizzato, la possibilità di “scegliersi la coalizione, il premier, il programma, i parlamentari”. Sì, ha detto proprio così: il premier. Colpendo uno dei poteri del Capo dello Stato che nella scelta del Presidente del Consiglio si troverà le mani legate dal nome già indicato dalla Coalizione vincente nel programma elettorale. Più Pinocchio di così…

PdeA

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